Il noleggio italiano non sa vendere il proprio valore

il noleggio italiano non sa vendere il proprio valore
il noleggio italiano non sa vendere il proprio valore

In alcuni precedenti articoli, abbiamo osservato l’evoluzione del noleggio italiano da due angolazioni scomode. Nel primo, ci siamo chiesti se a qualcuno conviene mantenere il settore del noleggio imprenditorialmente debole. Nel secondo, abbiamo mostrato come questa debolezza si traduca in un’asimmetria contrattuale penalizzante, soprattutto per chi investe milioni in flotta, processi e competenze.

Non sono congetture astratte, anche la nostra survey ha evidenziato quanto sia alto il desiderio dei noleggiatori di collaborare concretamente insieme per creare un mercato meno vulnerabile.

Il terzo livello del problema non riguarda quindi una controparte esterna, come la furbizia di un cliente o la miopia del legislatore, ma la percezione diffusa che il mercato ha di ciò che il noleggiatore evoluto oggi è in grado di offrire.

Una percezione che non viene scalfita dai singoli sforzi di marketing prodotti in ordine sparso. Anzi, a volte si rafforza proprio per l’effetto di una comunicazione ormai omologata che non migliora questa percezione, rimanendo incentrata su prodotto e disponibilità.

Il paradosso che il settore conosce bene 

Eppure, sempre più aziende di noleggio negli ultimi anni hanno investito in modo visibile e reale: telematica di flotta, consulenza tecnica pre-cantiere, configurazioni speciali, progettazione su misura, accessori dedicati, formazione dei collaboratori, monitoraggio da remoto e, non ultimo, azioni di consolidamento.

Sono capitoli di spesa concreti e rilevanti, ma quando arriva il momento di vendere i propri servizi a un adeguato livello di remunerazione, la conversazione con il cliente torna sempre alla solita domanda: “Quando hai disponibile la macchina e a quale prezzo?”.  

In questo quadro, il salto competitivo necessario non è tecnologico ma dovrà essere culturale e riguardare un linguaggio comune che i settori evoluti di clientela potenziale possono comprendere. 

Se non è l’innovazione a mancare, ciò che manca nel mercato è la capacità di riconoscerla e acquistarla come tale, distinguendola dalla semplice disponibilità di un asset qualsiasi per un bisogno immediato. Il fenomeno non è nuovo, ma resta sottovalutato nella sua portata strategica, ed è ora di affrontarlo con un cambio di passo.

business gestione del cliente come funziona nel b2b

Partiamo dalla formulazione del preventivo  

Le aziende di noleggio che hanno scelto di crescere sul piano dell’organizzazione e dell’ampiezza dei servizi, si trovano oggi a competere sui territori, agli occhi del cliente, allo stesso livello di chi continua a offrire solo la macchina al prezzo più basso.  

Il valore aggiunto della continuità garantita, della consulenza che evita un fermo cantiere, della configurazione che elimina un rischio operativo, della sicurezza come investimento prioritario o del monitoraggio predittivo che previene un guasto, sono voci che non compaiono quasi mai in una richiesta di preventivo.  

Nelle offerte di noleggio, normalmente vengono specificati solo il modello, la disponibilità, il canone giornaliero; elementi che tutti i noleggiatori possono scrivere alla medesima stregua e che livellano l’offerta. Una sorta di autogol: uno a zero per il cliente che cerca il prezzo, e palla al centro.  

Per togliersi lo stigma del canone, il noleggiatore deve convincersi che la cultura del valore percepito nasce molto prima, sul sito web, in una newsletter o durante il primissimo contatto, ad esempio da un preventivo formulato bene o male.  

Il legame con l’asimmetria contrattuale

Questo tema non è slegato dal precedente, per certi versi ne è la premessa implicita.  Un cliente, anche un grande cliente, a cui non è stato mai insegnato a riconoscere e a nominare il valore dei servizi collaterali che danno ampiezza al noleggio dei mezzi (o che in modo subdolo evita di riconoscerlo per opportunismo), in sede di negoziazione contrattuale difficilmente accetterà di remunerarli esplicitamente.  

Se la consulenza, la configurazione, il monitoraggio, l’assistenza in loco restano invisibili nel canone, non hanno voce nemmeno nella trattativa sulle condizioni generali: il capitolato del cliente continuerà a trattare il noleggio come una fornitura indifferenziata di macchine, perché è così che il mercato ha imparato a leggerlo. 

In questo senso, il lavoro di educazione dell’universo dei clienti potenziali descritto in questo articolo non è da considerarsi una semplice leva commerciale. Non parliamo solo di vendere meglio il proprio valore, ma una relazione diversa.

Indirettamente, è uno strumento di riequilibrio del potere negoziale: un cliente abituato a distinguere un fornitore che genera valore da uno che si limita a garantire la disponibilità è anche un cliente più disposto, in prospettiva, a discutere condizioni contrattuali meno unilaterali. 

Gestire il servizio di noleggio al cliente

Perché il mercato non compra l’innovazione? 

Alcune cause strutturali aiutano a spiegare questo ritardo, ed è utile nominarle con chiarezza perché non riguardano la qualità dell’offerta, ma il modo in cui la domanda di noleggio si è formata storicamente. 

  • Le procedure d’acquisto restano troppo ancorate al prezzo. Molte richieste di preventivo, soprattutto lato grandi clienti e capitolati strutturati, sono costruite per evitare la negoziazione di valore, per confrontare canoni resi forzatamente comparabili e non modalità diverse di servizio; è qui che il noleggio cade nella trappola dell’uniformità. Forse si dà per scontato che tutti valgono uguale, e chi propone un valore aggiunto reale da apprezzare rischia di apparire solo più caro.
  • Il valore dei servizi aggiuntivi resta implicito nel canone. Se consulenza, configurazioni, monitoraggio, formazione sono inclusi nel prezzo della macchina senza essere isolati e nominati, il cliente non ha modo di percepirli come voci di valore autonome, quindi non impara nemmeno a chiederle, né a riconoscerle presenti o meno presso altri fornitori.
  • Manca un vocabolario condiviso per misurare il beneficio. Mentre il prezzo di una macchina è immediatamente confrontabile, il valore di una consulenza che previene un fermo cantiere richiede un indicatore diverso e oggettivo: ore risparmiate, rischio evitato, produttività incrementale. Il settore raramente conosce nel dettaglio e comunica in modo sistematico il ritorno dell’investimento, specie se rinuncia a una trattativa negoziale diretta.
  • La funzione commerciale è ancora orientata alla disponibilità. Molte reti vendita del noleggio sono state costruite ancora per rispondere rapidamente a un’urgenza operativa. È una competenza preziosa ma molto diversa da quella richiesta oggi per argomentare un valore prima che il bisogno diventi urgente o che la trattativa si cristallizzi sul prezzo nominale. Forse dobbiamo semplicemente smettere di vendere il noleggio come risposta immediata e nominare, uno per uno, i benefici che apporta, inclusa la pianificazione delle esigenze e la fidelizzazione con il noleggiatore.  

Cosa si può fare concretamente

Educare il mercato non è un esercizio astratto di marketing. È un lavoro pragmatico che si costruisce quotidianamente con alcune leve precise e alla portata anche di operatori di dimensioni non enormi. Un lavoro che, per entrare in profondità, deve essere fatto possibilmente in modo collettivo, attraverso una formazione adeguata e una voce culturale comune.

Ma i noleggiatori guardano sempre con sospetto le collaborazioni e perciò cominciamo col suggerire cose che si possono cambiare anche singolarmente. Ecco alcuni esempi immediatamente adottabili in qualsiasi organizzazione:  

  • Evidenziare nel preventivo ciò che è nascosto nel canone. Isolare voci come consulenza tecnica, configurazione, monitoraggio e formazione, anche quando restano incluse nel prezzo complessivo, è il primo passo per farle percepire come valore autonomo e non come generosità del fornitore. Il noleggiatore leader in Italia è cresciuto in questo modo. Perfino i parrucchieri sono riusciti a incrementare i margini adottando questo accorgimento.
  • Costruire casi misurabili. Un cantiere in cui la configurazione corretta ha evitato un fermo macchina di due giorni è un argomento di vendita molto più solido di una descrizione generica di competenza tecnica. Il guadagno però va documentato. Un prodotto di nuova concezione genera vantaggi produttivi o minori costi, se ben spiegati anche dal lato economico. Vale la pena raccogliere e pubblicare questi casi, azienda per azienda.
  • Formare la rete commerciale a vendere l’importanza del bisogno prima del prezzo. La consulenza pre-cantiere o un sopralluogo tecnico, quando proposti con anticipo, cambiano la natura della relazione: il noleggiatore entra meglio nei processi del cliente invece di limitarsi a rispondere a un’emergenza, questo genera fiducia e margini.
  • Presidiare una specializzazione invece di inseguire l’estensione del catalogo. In un mercato che tende all’omologazione, un’identità precisa, un segmento speciale, un’applicazione, una competenza distintiva, sono più facili da comunicare e da far percepire come valore differenziante rispetto a un’offerta genericamente ampia e omologabile. 

Il sondaggio di Rental Blog sul noleggio italiano

Una battaglia culturale, non tecnologica

Il paradosso da cui siamo partiti tre articoli fa si scioglie in una constatazione semplice: non è la tecnologia a mancare nel noleggio italiano, è l’abitudine del mercato a riconoscere l’innovazione e darle il giusto prezzo.

I noleggiatori che hanno investito in servizi, competenze e digitalizzazione (grandi o piccoli non fa differenza) si trovano nella posizione scomoda di dover educare da soli la propria domanda, prima ancora di poterla soddisfare pienamente. Col rischio che il cliente trovi il prezzo che cercava semplicemente cento metri più avanti.

È un lavoro lento che non è mai stato fatto realmente con una voce univoca ed efficace. Richiede pazienza, continuità, non campagne di comunicazione occasionali sui quotidiani o volantini promozionali incentrati sull’autolesionismo degli sconti di prodotto. Richiede un punto di partenza diverso: comunicare per il settore e non solo per sé. Aiutare un competitor non è regalargli un vantaggio, ma costruire insieme a lui il settore in cui si lavorerà meglio.

A differenza della debolezza imprenditoriale diffusa e dell’asimmetria contrattuale discusse nei due articoli precedenti – temi su cui la singola realtà ha margini di manovra limitati perché richiedono un cambiamento di sistema – questo è un terreno su cui ogni azienda di noleggio può agire da subito, cambiando mentalità: il settore si muove insieme con la somma dei singoli che sono disposti a farlo. I leader per primi. Ma perché produca un effetto visibile e attrattivo, occorre che un numero maggiore di noleggiatori sappia dire qualche “no” avendo la certezza che anche il suo concorrente dirimpettaio farà lo stesso.

La domanda che chiude idealmente questo percorso, come sempre, non è se il noleggio meriti o meno di essere pagato per il valore che genera. Ma se i noleggiatori, insieme, siano disposti a investire per insegnare al mercato a riconoscerlo questo valore, prima di pretendere che il mercato lo paghi.

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