Noleggio di piattaforme aeree, i grandi corrono e i piccoli rischiano di restare indietro

L'andamento del mercato del noleggio di piattaforme aeree in Italia nel 2026
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Il mercato italiano del noleggio di piattaforme aeree ha chiuso il 2025 con un’ulteriore crescita, ma il ritmo si è fatto più contenuto rispetto agli anni precedenti, confermando un percorso di stabilizzazione dopo una fase di espansione sostenuta.

Il fatturato ha raggiunto 374 milioni di euro, in crescita di 13 milioni rispetto ai 361 del 2024, mentre la flotta ha superato le 36.500 unità.

Sono i dati che emergono dall’IPAF MEWP Rental Market Report 2026, pubblicato dall’associazione in collaborazione con Ducker Carlisle e acquistabile su ipaf.org/reports (alcune categorie di soci possono richiederlo gratuitamente). Il report offre come sempre un’analisi dettagliata per area geografica e per singolo Paese, e in questa edizione dedica all’Italia anche un contributo firmato da Euan Youdale, direttore di Rental & Access International Magazine, che arricchisce i dati quantitativi con interviste dirette ai protagonisti del mercato.

In questo articolo ci concentriamo sullo scenario italiano, inquadrandolo però nel contesto europeo per comprendere meglio come la performance del nostro Paese si contestualizza rispetto all’andamento generale dei mercati vicini.

L’andamento del mercato del noleggio di piattaforme aeree in Italia

Il fatturato del noleggio di piattaforme aeree in Italia ha registrato una crescita del 4% nel 2025, in decelerazione rispetto agli anni precedenti: il tasso di crescita composto tra il 2023 e il 2025 si attesta al 5,6%, ma il trend più recente racconta un mercato che sta progressivamente rallentando.

Le previsioni restano comunque positive per il prossimo biennio, indicando una crescita del 3% per il 2026 e del 2% per il 2027, a conferma di una stabilizzazione ormai strutturale.

Sul fronte della flotta, il 2025 ha visto l’ingresso di circa 1.500 nuove unità, per una crescita del 4% che ha portato il parco complessivo a 36.549 macchine. Anche qui il 2026 dovrebbe segnare un rallentamento, con un’espansione attesa al 2%, in linea con un mercato che continua a crescere ma con maggiore prudenza rispetto al passato.

Una piattaforma autocarrata fornita a noleggio dal Gruppo Venpa

Guardando alla composizione della flotta, tutte le categorie di PLE hanno registrato una crescita nel 2025, ma con intensità diverse. Le piattaforme autocarrate si sono distinte con il progresso più marcato, un più 7%, mentre la categoria “altri” (che include sollevatori a colonna verticale, verticali a spinta e rimorchiati) è cresciuta del 4%. La flotta di piattaforme semoventi ha raggiunto 12.683 unità, con un rapporto tra articolati e telescopici stabile intorno al 69 a 31.

Noleggio di piattaforme aeree, i dati su tasso di utilizzo, redditività e ciclo di vita

Sul piano della redditività, il quadro resta solido mentre l’utilizzo mostra i primi segnali di allentamento. Il tasso medio di utilizzo è sceso dal 68% del 2024 al 66% del 2025, e le previsioni indicano un’ulteriore lieve flessione al 65% nel 2026, riflesso di una domanda che si sta riequilibrando dopo anni di espansione.

Il ricavo medio per unità resta però tra i più alti d’Europa: nel 2025 si è attestato a 10.243 euro, in leggero calo rispetto ai 10.307 dell’anno precedente, ma pur sempre stabilmente sopra la soglia dei 10.000 euro. È un dato che merita un confronto diretto con gli altri mercati europei, perché l’Italia si posiziona seconda solo alla Germania (che tocca 12.644 euro) tra i dieci Paesi presi in esame dal report, davanti a mercati storicamente più maturi come Francia, Regno Unito e Paesi Bassi.

Il periodo medio di permanenza in flotta, che misura di fatto l’età media del parco mezzi, è rimasto stabile a otto anni e tre mesi. È un dato aggregato, e come tale rischia di penalizzare nella media i noleggiatori professionali di fascia media e alta, che verosimilmente mantengono un’età media della flotta più contenuta rispetto al resto del mercato.

Anche il periodo di rientro dell’investimento resta un indicatore favorevole: in media 3 anni e 11 mesi sull’intera flotta, con le macchine elettriche che si confermano leggermente più rapide nel recupero del capitale investito, 3 anni e 9 mesi contro i 4 anni delle macchine endotermiche.

Elettrificazione e andamento dei canoni

Il processo di elettrificazione prosegue, ma con una velocità molto diversa a seconda della categoria di mezzo. Sulle piattaforme a pantografo l’elettrico è ormai la norma, con il 90% della flotta a batteria contro appena l’8% a motore endotermico. Sulle semoventi a braccio il quadro si ribalta: il 60% della flotta resta a combustione interna, contro un 35% elettrico, una proporzione sostanzialmente invariata rispetto all’anno precedente.

La spiegazione arriva direttamente da un responsabile marketing di un’azienda di noleggio intervistato per il report, che sottolinea come “i bracci da 30, 40 o 50 metri richiedano una quantità significativa di energia” e siano “più difficili da ricaricare, motivo per cui la domanda di motori a combustione resta presente”. È un’osservazione che conferma quanto avevamo già argomentato nel nostro approfondimento sul TCO dell’elettrico: il confronto tra le due alimentazioni ha senso solo nei segmenti dove la tecnologia ha raggiunto una maturità sufficiente, e i grandi bracci rientrano tra le tipologie di macchine in cui il divario resta ancora ampio.

Una piattaforma a noleggio di Werent al lavoro

Sul fronte dei canoni, la crescita si è ulteriormente moderata: dopo il picco del 6,2% nel 2022 e il progressivo raffreddamento al 4,0% nel 2023 e all’1,7% nel 2024, il 2025 ha chiuso con un incremento dell’1,2%, e le previsioni indicano un ulteriore rallentamento allo 0,8% nel 2026. È la fotografia di un mercato che, dopo la fase di recupero prezzi seguita al biennio inflattivo 2021-2022, sta trovando un nuovo equilibrio.

Il subnoleggio e la composizione della domanda

Il livello di cross hire, cioè il subnoleggio tra operatori, si è leggermente ridotto nel 2025 rispetto al 2024, pur mantenendosi su livelli considerati sani dal report. La flessione riflette proprio la continua espansione della flotta propria delle aziende italiane, che riduce la necessità di ricorrere a mezzi di terzi per coprire i picchi di domanda.

Sul lato della domanda finale, le costruzioni restano il settore predominante, con una quota del fatturato da noleggio salita al 62% nel 2025 a scapito del non residenziale, sceso al 38%. Un commerciale di un’azienda di noleggio intervistato dal report offre una lettura interessante su questo fronte, osservando che “negli ultimi due anni c’è stata una domanda maggiore legata alle infrastrutture connesse a eventi come le Olimpiadi Invernali di Cortina Milano, ma da ora in avanti non ci saranno grandi progetti di questo tipo”.

È un promemoria utile: parte della domanda recente ha avuto una componente straordinaria e non ripetibile, e i noleggiatori dovranno mettere in campo strategie di riconversione consapevoli per affrontare al meglio questa nuova stagione post-PNRR.

Noleggio di piattaforme aeree, un mercato a due velocità

Il contributo firmato da Euan Youdale nel report offre una lettura più cruda di quanto i soli dati aggregati lascino intendere, e vale la pena riportarla perché conferma da una prospettiva internazionale un tema che abbiamo trattato a lungo nei nostri editoriali sulla frammentazione del settore.

Andrea Lusvardi, CEO di Kiloutou Italia, descrive senza mezzi termini gli effetti collaterali degli incentivi degli anni scorsi: secondo il manager, i sussidi hanno favorito la nascita di numerose piccole aziende di noleggio attratte dagli schemi di incentivazione ma prive di investimenti adeguati in gestione e qualità del servizio, un fenomeno che avrebbe compromesso parte del mercato italiano. Oggi questi operatori sarebbero circa 7.000.

Lusvardi osserva inoltre che il mercato italiano sta cominciando a subire le stesse pressioni del resto del continente, dalla guerra in Ucraina al conflitto in Iran, e che la fine dei sussidi legati al PNRR lascerà molte di queste piccole realtà prive di finanziamenti agevolati. Il nuovo sistema di incentivi in arrivo, aggiunge, sarà orientato alle infrastrutture e richiederà macchine specialistiche molto costose, alla portata solo dei grandi operatori strutturati. La sua previsione è che i piccoli player più radicati sul territorio e vicini alla propria clientela sopravviveranno, ma con una crescita più lenta rispetto al passato, e non risulteranno appetibili come target di acquisizione per i grandi gruppi.

A dimostrazione di queste osservazioni, tra i grandi operatori italiani il report cita Mollo, che opera esclusivamente sul mercato nazionale e mostra una traiettoria di crescita ben distante dalla media del settore: nel 2025 il fatturato del Gruppo ha raggiunto 180 milioni di euro, in crescita del 21% su base annua, più di cinque volte il ritmo di crescita medio dell’intero mercato italiano (+4%), con i primi due mesi del 2026 che hanno già segnato un ulteriore incremento del 20%.

Una piattaforma aerea fornita a noleggio da Boels Rental

Questa polarizzazione tra un numero crescente di piccoli operatori sotto pressione e pochi grandi gruppi in forte espansione è coerente con quanto avevamo già descritto nel nostro editoriale sulla crescita più selettiva del mercato italiano nel 2026, e con l’analisi delle acquisizioni pubblicata a inizio anno: due letture che oggi trovano, nelle parole dirette di uno dei principali protagonisti del settore, una conferma ulteriore.

L’Italia nel confronto europeo

Allargando lo sguardo al contesto continentale, il mercato europeo del noleggio PLE ha chiuso il 2025 con una crescita del fatturato del 2%, per un totale di 3,6 miliardi di euro sui dieci Paesi monitorati dal report (Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Paesi Bassi e i Paesi nordici). La crescita della flotta si è fermata all’1%, e il report sottolinea come l’espansione del mercato sia sempre più guidata dal consolidamento tra operatori piuttosto che da un reale aumento della domanda di noleggio.

In questo scenario, l’Italia si colloca tra i mercati più dinamici insieme a Spagna e ai Paesi nordici, mentre Germania, Francia, Regno Unito e Paesi Bassi restano sotto pressione. La Spagna resta il mercato più vivace in assoluto, con una flotta cresciuta del 6% e un fatturato in aumento del 14%, mentre l’Italia archivia un più modesto ma solido 4% su entrambi i fronti.

Un dato che il report evidenzia e che merita di essere sottolineato riguarda l’incidenza del noleggio di piattaforme aeree sul fatturato complessivo delle aziende. In Italia, i ricavi delle PLE rappresentano il 41% del fatturato aziendale totale delle imprese di noleggio censite, la quota più alta tra tutti i dieci Paesi analizzati, davanti a Spagna (33%) e Regno Unito (38%).

È un segnale della centralità che questo segmento riveste per il tessuto imprenditoriale italiano del noleggio, probabilmente più specializzato su questo prodotto rispetto a mercati come la Germania, dove le piattaforme aeree pesano per una quota più contenuta, il 27%, di un business più diversificato.

I trend che emergono sul fronte della produzione

Un ultimo elemento che il report mette in luce riguarda il lato dell’offerta industriale, e si collega direttamente ai temi che abbiamo trattato negli approfondimenti dedicati ai dazi e alle tensioni commerciali internazionali.

L’Italia resta uno dei principali Paesi produttori di piattaforme aeree al mondo, con una lunga tradizione manifatturiera. Nell’ultimo anno il comparto ha vissuto una fase di consolidamento intensa: a maggio 2026 il produttore di gru per carico Fassi ha acquisito Barin, specialista in piattaforme autocarrate per l’ispezione di ponti, mentre nello stesso mese Multitel Pagliero ha investito in Palazzani, specialista nei ragni.

Una delle piattaforme ragno Eco che Palazzani presenterà al Bauma

Queste operazioni seguono quelle già annunciate nell’anno precedente, con Almac Group che ha acquisito Easy Lift e Socage che ha rilevato CTE Lift. Il report riconduce questa ondata di aggregazioni a un contesto competitivo sempre più serrato, unito all’incertezza legata ai conflitti internazionali e all’imposizione di nuovi dazi, temi che i nostri lettori hanno visto affrontare nel dettaglio nei nostri approfondimenti dedicati.

Parallelamente, prosegue la tendenza verso una produzione più localizzata, pensata per accorciare le filiere e ridurre l’esposizione alle crisi internazionali che colpiscono l’approvvigionamento di componenti. Genie e JLG si muovono in questa direzione, con quest’ultima che ha presentato durante l’edizione di quest’anno di APEX la propria strategia “In Europe For Europe”. Una parte della produzione di bracci diesel ed elettrici di JLG è ora realizzata nello stabilimento Hinowa di Nogara, in Italia, un ulteriore segnale di come il nostro Paese si stia consolidando come hub produttivo strategico per il mercato europeo.

Noleggio di piattaforme aeree, le prospettive per il mercato italiano

Il quadro che emerge da questa edizione del report IPAF conferma la lettura che avevamo proposto nei mesi scorsi analizzando lo scenario macroeconomico del 2026: un mercato che continua a crescere, ma a un ritmo via via più contenuto, e sempre più selettivo nel premiare chi ha saputo strutturarsi rispetto a chi ha semplicemente cavalcato l’onda degli incentivi.

Le previsioni ERA e KPMG presentate alla convention di Maastricht confermano l’Italia tra i mercati più performanti d’Europa, con una crescita attesa sopra il 4% nel 2026 e nel 2027, pur restando l’ultima delle tre economie del Sud Europa in termini di ritmo di espansione, dietro Spagna e Portogallo.

Il nuovo Piano Transizione 5.0, che entrerà in vigore nelle prossime settimane con una dotazione di 10 miliardi di euro fino a settembre 2028, dovrebbe fornire ulteriore stabilità, ma resta orientato soprattutto a progetti infrastrutturali di grande scala.

I rischi individuati da KPMG restano gli stessi che accompagnano l’intero comparto del noleggio da diversi trimestri: tassi di interesse, tensioni energetiche, dazi e instabilità geopolitica continuano a rendere incerta la visibilità di lungo periodo sui grandi progetti infrastrutturali. Per il mercato italiano delle piattaforme aeree, così come per il resto del noleggio, il 2026 si conferma un anno di gestione disciplinata della flotta e di crescita selettiva, più che di espansione indiscriminata: esattamente la fase di maturazione che avevamo anticipato a inizio anno.

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