Sbarco in quota dalle PLE, le opinioni di costruttori e noleggiatori

Una situazione di sbarco in quota da una piattaforma aerea (PLE)
piattaforme aeree sbarco in quota ple

Qualche settimana fa abbiamo riavviato una riflessione sul tema dello sbarco in quota dalla cesta di una piattaforma aerea. Con l’aiuto di un esperto della materia ci siamo limitati a inquadrare l’aspetto normativo, nel rispetto di tutti i punti di vista e senza enfatizzare alcuna posizione, anche perché le norme sono già di per sé chiare. 

In questo secondo articolo, vogliamo integrare la riflessione con il pensiero di alcuni protagonisti del mercato che hanno voluto condividere la loro posizione con i nostri lettori e per questo li ringraziamo, oltre che per la chiarezza del loro contributo.

Altri soggetti avrebbero potuto fornire una visione diversa, ma hanno declinato il nostro invito oppure non hanno risposto alla nostra richiesta; pazienza. In alcuni casi, chi non ha voluto esplicitare qui la sua posizione ha comunque diffuso negli ultimi mesi comunicazioni più o meno ufficiali anche attraverso documenti allegati ai manuali d’uso e manutenzione. Peccato, perché magari in questa sede si potevano spiegare più chiaramente quei passaggi che, anche dopo diverse e attente letture, continuano a risultare incomprensibili. 

“Il vostro parlare sia: sì, sì, no, no; tutto ciò che va oltre a questo, viene dal maligno” ammoniva circa duemila anni fa un illustre personaggio che ha fatto la storia dell’umanità. Ecco, tra i tanti argomenti che nel corso dei millenni hanno disatteso questo suggerimento ci mettiamo sicuramente lo sbarco in quota da una PLE, quantomeno nel nostro paese.   

Da parte nostra, non possiamo che suggerire ancora una volta agli utilizzatori delle PLE a noleggio, di rivolgersi a quelle organizzazioni che mostrano di avere a cuore realmente la sicurezza dei loro clienti, con fatti concreti e privi di ambiguità.  

Al contempo, consigliamo loro di fuggire a gambe levate da chi, mostrando una pericolosa superficialità, afferma di non “voler sapere” come saranno usate le macchine, pensando in questo modo di evitare poi di essere chiamati in causa in caso di incidente.

Sbarco in quota dalle PLE, ancora troppe ambiguità 

La pratica dello sbarco in quota è il classico elefante nella stanza, ossia un problema noto a tutti ma di cui tutti ne parlano sottovoce o in separata sede (spesso senza alcuna reale competenza in materia); nel momento in cui lo si vuole portare sotto i riflettori del dibattito pubblico, ecco che nessuno più apre bocca. A volte opportunamente verrebbe da dire dopo aver letto certe supercazzole messe nero su bianco su documenti informali o nelle appendici ai manuali d’uso, in cui si dice tutto e non si capisce niente.    

Anche le istituzioni amano defilarsi quando sono chiamate in causa, a parte il recente documento della Regione Lombardia citato nell’articolo precedente, in cui però sono ribadite cose già scritte anni fa.  

Una situazione di sbarco in quota da una piattaforma aerea (PLE)

Inoltre, il lavoro incostante seppur significativo delle associazioni viene vanificato dalla mancanza di un coordinamento che mostri una voce univoca, ferma e precisa; purtroppo, le associazioni del nostro settore preferiscono andare in ordine sparso, per intestarsi la paternità di un eventuale successo, che però non viene mai prodotto anche perché le stesse non amano prendere posizione o promuovere chiarimenti risolutivi su questi argomenti, specialmente quando ciò rischia di scontentare i soci. Pertanto, la questione rimane nel limbo delle interpretazioni personali in cui ognuno tira l’acqua al suo mulino.  

Non mancano le prese di posizione chiare e prive di ambiguità in ordine sparso, anche se nel mercato passano in sordina; mentre si moltiplicano i soggetti che amano fare il giochino delle tre scimmiette, soprattutto in un periodo come questo in cui sembra essere tornata un po’ di pressione sulle vendite a seguito di alcuni segnali di contrazione del mercato. 

Il problema alla base

Se non fosse una pratica rischiosa, che ha generato e continua a generare ogni giorno il pericolo che qualcuno muoia sul lavoro o si faccia seriamente male, potremmo anche noi metterci nel comodo ruolo degli spettatori che si godono l’equilibrismo delle comunicazioni di certi costruttori, noleggiatori e utilizzatori, spesso sul confine tra il ridicolo e il sublime quando diffondono interpretazioni fantasiose delle norme, con largo uso di effetti speciali, fumogeni e prosopopea. 

Purtroppo, in generale si continua a voltare la faccia dall’altra parte e sono molti, troppi i noleggiatori che “non vogliono sapere” ciò che succede con le loro macchine, finendo per diventare complici della diffusione di questi rischi, nel nome della produttività a tutti i costi e sulla pelle di chi usa le PLE per lavorare, spesso dotato sì di un patentino, ma con una reale formazione alla consapevolezza dei rischi alquanto rudimentale. La carenza dei controlli sui territori (e di adeguate competenze quando questi ci sono) fa il resto.  

Peraltro, la soluzione c’è già: basterebbe costruire e omologare macchine con questa specifica funzionalità d’uso; solo che poi non sarebbero usate perché risulterebbero troppo costose, quindi si ricorre alle PLE classiche ed è qui che cominciano i casini. 

Di seguito, quindi, il pensiero dei costruttori e dei noleggiatori che ci hanno risposto.  

Sbarco in quota dalle PLE, le opinioni dei costruttori

Marco Corradi, Almacrawler 

“Il tema dello sbarco in quota è da sempre oggetto di confronto nel settore del sollevamento persone. Dopo quasi 15 anni di esperienza diretta nel campo, posso affermare che questo argomento ha accompagnato costantemente l’evoluzione del settore, alimentando dibattiti tra operatori, tecnici e produttori. Negli anni, i costruttori si sono spesso divisi sull’argomento, ma tutti hanno cercato di rispondere alle esigenze dei clienti, trovando soluzioni che conciliassero funzionalità e sicurezza. 

Personalmente, mi sono sempre dichiarato favorevole allo sbarco in quota, ma con un’importante precisazione: non si tratta di approvare pratiche improvvisate o rischiose, ma di sostenere uno sbarco in quota legale, regolamentato e consapevole, svolto nel rispetto delle norme e con la massima attenzione alla sicurezza degli operatori. 

Una piattaforma aerea con il cesto vuoto

Questa pratica non dovrebbe essere demonizzata; al contrario, merita di essere affrontata in modo trasparente e costruttivo. È innegabile, infatti, che in numerosi cantieri sia prassi vedere operatori sbarcare in quota, spesso in condizioni non ideali. Ignorare questa realtà non fa altro che alimentare comportamenti pericolosi. Il vero errore risiede nella convinzione, purtroppo diffusa, che “non capiterà mai nulla”, un pensiero che, quando smentito dai fatti, porta a gravi conseguenze e recriminazioni tardive. 

Lo sbarco in quota non deve diventare la regola, ma rappresentare uno strumento operativo eccezionale, pensato per aumentare l’efficienza e la sicurezza in specifiche situazioni, quando correttamente progettato e autorizzato. 

A mio avviso, si possono percorrere due strade, anche non necessariamente alternative: 

  • Formazione specifica e certificazione: introdurre corsi ad hoc e il rilascio di un patentino specifico che attesti le competenze dell’operatore nel valutare i rischi, comprendere le situazioni idonee allo sbarco e agire in piena consapevolezza. 
  • Standardizzazione tecnica condivisa: i produttori dovrebbero evitare logiche di competizione sul tema e collaborare per definire una soluzione tecnica comune, che possa essere facilmente omologata, certificata e soprattutto riconoscibile dagli operatori su tutte le piattaforme. Questo approccio non solo aumenterebbe la sicurezza, ma semplificherebbe anche la formazione e l’utilizzo operativo. 

Il settore ha oggi l’opportunità di compiere un salto di qualità: trasformare una prassi diffusa ma spesso non regolamentata in una procedura sicura, formata, certificata e condivisa. Una scelta di responsabilità che può fare davvero la differenza per la vita di centinaia di operatori ogni anno”. 

 Daniele Lanzini, Sinoboom 

“Sono assolutamente contrario come costruttore a dichiarare la fattibilità dello sbarco in quota dalle PLE costruite seconda la norma EN280, cioè la grande maggioranza di quelle in circolazione.  

Ovvero: se i vari ispettori accettano un piano di sicurezza (che deve essere sempre preparato dal datore di lavoro o dall’utilizzatore) e che comunque va contro la EN280, perché un costruttore dovrebbe dichiararne la fattibilità?  

La legge non dà adito a interpretazioni. L’imprevisto o il possibile incidente sono sempre dietro l’angolo ed è impossibile evitarli tutti, anche prevedendo o mettendo in atto qualsiasi tipo di misura. Non sta al costruttore normare o dare questa informazione. La legge è chiara.  

Nei manuali di tutti i costruttori dovrebbe essere scritto che lo sbarco è vietato, oppure semplicemente non se ne deve fare riferimento, aggiungendo nel manuale che per il corretto utilizzo di una PLE si fa sempre e comunque riferimento alla EN280. 

Anche se avessi o dovessi avere in futuro dei documenti che favoriscono questa pratica, personalmente manterrei la mia linea dichiarando fermamente che lo sbarco non è consentito”. 

L'evoluzione delle piattaforme aeree

Nicola Violini, Haulotte Italia 

“Mi sembra di capire che oggi ci sia un mercato rallentato per alcuni settori e che lo sbarco in quota rischi di esserne un alibi. Personalmente sono convinto che la possibilità dello sbarco in quota non sia un fattore determinante per la vendita, e sicuramente non è la causa di eventuali contrazioni di mercato. 

Noi di Haulotte stiamo performando bene in termini di attività, sebbene sullo sbarco in quota siamo tra i produttori più penalizzati: alle richieste di possibilità di sbarco rispondiamo non autorizzandolo. 

Periodicamente, alcuni nostri clienti ci mostrano lettere o addendum dei manuali di alcuni costruttori, dove si leggono cose piuttosto articolate, bozze di linee guida, ma che in definitiva scaricano la responsabilità su soggetti terzi. Tuttavia, in alcuni casi vengono considerati soddisfacenti e accettati dal cliente. 

Sono anni che l’argomento torna periodicamente di attualità: in questo periodo alcuni cantieri stanno espressamente chiedendo una dichiarazione del costruttore che autorizzi lo sbarco e sembra che sia quasi un imperativo per la scelta delle macchine. Sono certo che si smorzerà a breve per poi ritornare di attualità e così via… è dall’Expo 2015 che più o meno ciclicamente se ne discute. 

La norma che regola la progettazione e costruzione delle Piattaforme Aeree non prende in considerazione il rischio derivante da questo specifico uso; quindi, per utilizzare queste macchine per l’operazione di sbarco in quota è necessario che vengano fatte una serie di verifiche, tra cui la verifica con il carico dinamico (corpo ancorato alla cesta che cade durante lo sbarco), la verifica dei movimenti con la variazione del carico (persona e materiale che entra e esce in quota) eccetera. Il tutto dovrà dare luogo ad una certificazione specifica riportata sul CE e che sarà la base per autorizzare l’operazione. 

Il tema può essere portato definitivamente su un terreno privo di ambiguità di interpretazione e comunicazione solamente con delle linee guida chiare, redatte dal Ministero del Lavoro e nate auspicabilmente dal confronto con le varie parti coinvolte”.  

Nicola Pontini, JLG 

“La posizione di JLG, chiaramente scritta anche nei manuali delle macchine, è che viene vietato lo sbarco in quota. Siamo completamente allineati con quello che è scritto nella normativa. 

JLG prevede comunque una procedura di sbarco con riferimento ad apposite normative, ma è chiaramente descritto che dev’essere utilizzata solo ed esclusivamente in particolari situazioni di utilizzo dove il proprietario, l’utilizzatore o l’operatore è completamente responsabile delle proprie azioni.  

Per fare maggiore chiarezza, in primis ci dovrebbe esser una chiara presa di posizione da parte del Ministero del Lavoro. Noi costruttori, inoltre, non dovremmo pubblicare documenti ambigui, ad uso commerciale e di difficile interpretazione, spesso usati solo per vendere qualche macchina in più. La sicurezza deve venire prima di tutto, e lo sbarco in quota è assolutamente una delle situazioni più pericolose nel nostro settore. 

Noi ci limitiamo a indicare delle procedure di sbarco in quota in caso di emergenza o di assoluta necessità. Come costruttori non certificheremo mai lo sbarco in quota con le attuali macchine nella nostra gamma. Stiamo naturalmente studiando macchine adeguate e specifiche per lo sbarco in quota; quindi, dotate di linee vita dedicate e di tutte le sicurezze necessarie a tale scopo.  

Ma mi viene spontanea una domanda: il mercato sarebbe in grado di assorbire queste eventuali macchine che sicuramente costeranno di più di quelle tradizionali? O continueremo a fare le tre scimmiette – non vedo, non sento, non parlo – per non affrontare chiaramente il problema e privilegiare il fatturato anziché la sicurezza?”.

Una piattaforma ragno di Palazzani Industrie

Le opinioni dei noleggiatori

Marco Rodiani, Eurotecno 

“L’argomento sbarco in quota per noi è di grandissimo interesse, abbiamo provato ad aprire diversi tavoli in passato ma nessun operatore ASL, INAIL e Regione Lombardia si è espresso in modo ufficiale in merito. Di seguito, il nostro pensiero: 

  • Sbarco in quota sì o no? Sì, solo se il manuale di uso e manutenzione lo consente. Per nostra esperienza sono PLE su cui il costruttore ha fatto specifiche certificazioni. Al momento mi sembra di capire che alcuni costruttori si siano mossi in questo senso solo su macchine statiche. 
  • Come il tema può essere portato definitivamente fuori dal terreno ambiguo tra interpretazione e comunicazione? Le istituzioni devono spiegare in modo chiaro e semplice l’applicazione della normativa. 
  • Ai nostri clienti che chiedono la possibilità di farlo con PLE costruite in base alla norma EN 280 diciamo che tale norma non consente lo sbarco; la macchina dev’essere certificata dal produttore con ulteriori riferimenti normativi”. 

Marco Marangi, Werent 

“Il tema dello sbarco in quota è sicuramente delicato da affrontare specie alla luce dei numerosi e frequenti eventi infortunistici che hanno riguardato l’utilizzo delle piattaforme di lavoro negli ultimi anni. Basti pensare che gli enti preposti hanno pubblicato, nel 2024, una circolare e un quaderno tecnico che approfondiscono la problematica della sicurezza legata all’uso delle PLE. 

Nel dettaglio la circolare n.7 del 12/09/2024 Dipartimento per le Politiche del Lavoro, previdenziali, assicurative e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e il quaderno INAIL del maggio 2024 si soffermano sugli aspetti strutturali e progettuali di tali macchine attenzionando i livelli di sicurezza da garantire in fase di costruzione e i controlli periodici da eseguire. 

Questa premessa fa dunque intendere come l’argomento dello sbarco in quota aggiunge un ulteriore elemento di difficoltà in un contesto in cui manca un’indicazione specifica da parte della normativa e dei fabbricanti stessi. Di fatto l’unico riferimento noto sull’argomento è il quaderno INAIL del 2016 di cui si condivide uno stralcio: 

[…] Lo sbarco in quota dal cestello di una piattaforma di lavoro in elevato pone alcuni interrogativi connessi non solo con la sicurezza degli operatori in tali operazioni ma addirittura di conformità alle norme. Di questi ne prenderemo in esame soltanto alcuni. La PLE potrebbe essere idonea all’evacuazione del personale in quota in caso di pericolo grave ed imminente soltanto a condizione che i lavoratori da allontanare, incluso il manovratore, siano nel numero massimo consentito dalla portata della macchina (normalmente due persone) e che la macchina sia sempre presente nel luogo in quota unitamente al suo manovratore. Il passaggio, invece, dei lavoratori dal cestello al luogo di lavoro in quota determina possibili rischi per la sicurezza dei lavoratori stessi e della stabilità della macchina nel suo insieme. Difatti, nell’atto del passaggio dalla macchina al luogo in quota il cestello si scarica del peso del lavoratore con conseguente innalzamento brusco dello stesso che potrebbe sbilanciare il lavoratore nell’atto della discesa dal cestello. La conseguenza potrebbe essere la caduta sulla copertura o addirittura la caduta dall’alto. Per scongiurare tale pericolo si potrebbe imporre l’uso dell’imbracatura anticaduta con cordino di trattenuta e assorbitore di energia. Ma, in quest’ultima ipotesi, la PLE costituirebbe un punto di ancoraggio improprio, di tipo mobile, non contemplato dalla norma UNI EN 795 che stabilisce i requisiti di sicurezza dei sistemi di ancoraggio. Inoltre, ammesso che ciò sia possibile, la caduta con trattenuta del lavoratore fuori del cestello determina una forza applicata alla piattaforma agente in direzione non verticale, ma con una componente orizzontale che potrebbe portare all’instabilità della macchina nel suo complesso. […] 

Queste righe sintetizzano dunque bene le problematiche da tenere in considerazione e gli elementi da valutare nel momento in cui si voglia approcciarsi all’attività dello sbarco in quota. La considerazione della scrivente è che lo sbarco in quota vada in generale escluso a favore di soluzioni più appropriate (scale, ponteggi) e che quindi vada valutato solo in situazioni strettamente necessarie.

È imprescindibile una valutazione specifica dei rischi che tenga conto delle condizioni ambientali, della stabilità della struttura di destinazione, della formazione degli operatori e delle procedure di emergenza. L’operatore che esegue lo sbarco deve essere formato e addestrato specificamente per questa operazione e deve utilizzare dispositivi di protezione individuale (DPI) anticaduta adeguati e correttamente collegati a punti di ancoraggio certificati sia sulla PLE che sulla struttura di destinazione.

Serve in definitiva una procedura operativa specifica che definisca tutti i passaggi, i controlli pre-operativi e le condizioni ambientali ammissibili (assenza di vento forte, buona visibilità, eccetera). Al tempo stesso le macchine devono essere efficienti, regolarmente manutenute e possibilmente equipaggiate con sistemi di interfaccia che agevolino il trasferimento dal cestello al punto di sbarco. Questa è la linea che utilizziamo quando ci si approccia al cliente”. 

Edoardo Mollo, Mollo Noleggio 

“In merito al tema dello sbarco in quota, ci adeguiamo alla normativa attuale (dpr 459/96 del decreto-legge 17/2010 da regolamento macchine UE2023/1230), ad eventuali modifiche e aggiornamenti della stessa, e a qualsiasi indicazione esplicitata dai produttori nel libretto d’uso e manutenzione.

Vogliamo ribadire un principio che per noi resta fondamentale: la gestione del rischio in quota deve sempre avvenire nel rispetto rigoroso delle normative, con una pianificazione attenta e il massimo livello di formazione per gli operatori. È importante che l’intero settore promuova sempre la cultura della sicurezza e della responsabilità”. 

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