Tecnologia e prevenzione per la sicurezza sul lavoro, è l’ora delle risposte

Le tecnologie per la sicurezza di CGT
cgt tecnologie sicurezza

I numeri con cui si è aperto l’incontro organizzato da CGT non lasciano spazio a interpretazioni rassicuranti. Nei primi quattro mesi del 2026, le denunce di infortunio in occasione di lavoro hanno raggiunto quota 137.272, con un incremento del 5,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nel settore delle costruzioni, storicamente tra i più esposti, i casi segnalati crescono del 4,8% e quelli mortali passano da 31 a 34. Le cause ricorrenti sono le solite: movimenti del corpo sotto sforzo fisico, perdita di controllo di macchine e attrezzature, scivolamenti e cadute.

Se non cambia l’elenco, ciò che può cambiare è la capacità di intervenire prima che un incidente si verifichi.

I protagonisti dell’evento

Partendo da questa premessa, CGT ha scelto di far vedere soluzioni operative già in campo (nel senso anche letterale del termine). L’iniziativa è stata organizzata in collaborazione con AIAS (Associazione Italiana dei Professionisti nei settori Salute, Sicurezza e Sostenibilità) il 24 giugno 2026 presso la filiale CGT di Carugate (MI).

La location è anche la sede di una delle due Control Tower del Gruppo, hub digitali da cui un team di specialisti monitora in tempo reale i dati provenienti da oltre 20.000 asset sul territorio italiano, tra macchine, motori e impianti di cogenerazione. Un luogo non casuale: sarebbe difficile parlare di innovazione tecnologica applicata alla sicurezza nei nostri settori in un posto più adatto.

Hanno parlato i rappresentanti del mondo delle imprese e delle istituzioni: ha aperto l’On. Chiara Gribaudo, Presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia (in collegamento), seguita dall’On. Nunzia Catalfo, componente del CdA di INAIL.

Presente anche il mondo accademico, con la Prof.ssa Cristina Mora dell’Università di Bologna e il mondo delle grandi imprese: Lino Tedeschi, Presidente Esecutivo del Gruppo TESYA e padrone di casa; e Eligio Piantoni, CEO di GAP del Gruppo Piantoni, che ha raccontato la prima applicazione mondiale di Cat Command

Il debutto mondiale di Cat Command

La notizia più rilevante ha riguardato proprio una case history che non ha precedenti al mondo. Cat Command, tecnologia Caterpillar distribuita da CGT che consente di controllare da remoto escavatori, dozer e pale gommate fino a 500 metri di distanza, o da postazioni a migliaia di chilometri, è stata applicata per la prima volta in un’acciaieria, grazie al progetto sviluppato insieme a GAP, una realtà specializzata nei servizi per l’industria siderurgica.

La control tower di CGT per la sicurezza nei cantieri

Alcune postazioni della Control Tower

L’applicazione riguarda la gestione delle attività in area sottoforno: una delle zone più critiche dell’intero ciclo produttivo siderurgico, caratterizzata da calore radiante, campi elettromagnetici e operatività continua.

La soluzione sviluppata consente agli operatori di gestire queste attività da una postazione remota sicura, eliminando la presenza fisica nelle aree più rischiose senza compromettere il controllo operativo dei mezzi. Il sistema è stato adattato e ottimizzato per rispondere alle condizioni più estreme dell’ambiente, e i primi test operativi sono già realtà.

“Più che una semplice innovazione tecnologica, la prima applicazione mondiale di Cat Command nel settore siderurgico rappresenta la dimostrazione di come esperienza operativa, innovazione e collaborazione possano tradursi in un concreto miglioramento delle condizioni di sicurezza per le persone che ogni giorno lavorano negli impianti siderurgici” ha sottolineato Piantoni.

Un ecosistema di sicurezza

Questo caso di studio è la dimostrazione che la logica del “controllo remoto”, nata nel mondo delle costruzioni e delle cave per ridurre l’esposizione a rischi come frane, esplosioni e ambienti disagiati, può essere trasferita in contesti industriali dove nessuno aveva ancora osato portarla.

Il confine praticamente non c’è, o comunque si sposta ogni volta che qualcuno decide di non fermarsi al caso d’uso già noto.

Cat Command è però la punta più visibile di un ecosistema più ampio, che CGT ha presentato all’evento. Il tratto comune è la logica di intervento a monte del rischio, non dopo che si è verificato.

Quella che Lino Tedeschi ha definito una transizione da approccio reattivo a modello predittivo: “L’integrazione tra intelligenza artificiale, connettività, sensoristica e automazione consente di intervenire prima che l’incidente si verifichi”.

L’universo delle soluzioni CGT

Ad esempio, i sistemi Human Detect e i dispositivi TAG in tecnologia UWB, che consentono il riconoscimento in tempo reale delle persone nelle aree operative delle macchine. Al rilevamento di un avvicinamento pericoloso, il mezzo rallenta automaticamente, con segnalazioni acustiche e visive che coinvolgono sia l’operatore a bordo sia chi si trova a terra. La distanza di sicurezza viene modulata dinamicamente in funzione della velocità e dell’area.

La Prof.ssa Cristina Mora

La Prof.ssa Cristina Mora illustra il Progetto “Banca delle Soluzioni”

Ma anche il Cat Collision Mitigation System, che integra radar posteriori, riconoscimento AI delle sagome umane e sistemi di blocco automatico della retromarcia in presenza di persone o ostacoli. Oppure E-Fence, che crea perimetri virtuali invalicabili attorno agli escavatori: una volta impostati i limiti, la macchina non può superarli, prevenendo urti accidentali con strutture o altre presenze nell’area di lavoro.

Infine, Cat Operator Coaching che accompagna il conducente in tempo reale con segnalazioni e suggerimenti sul display a bordo macchina, trasformando ogni ora di lavoro in un momento formativo misurabile.

I dati raccolti convergono su piattaforme come Cat VisionLink®, che consentono l’analisi degli incidenti mancati (near miss), la geolocalizzazione delle aree critiche e una gestione preventiva della sicurezza basata sui dati.

A completare il quadro, la benna con sistema Live Dig Radar® commercializzata da CGT e noleggiata da Alayan, che consente di rilevare, durante le attività di scavo, la presenza di cavi, tubature e sottoservizi non visibili, prevenendo danni accidentali particolarmente frequenti nei cantieri urbani dove le mappature del sottosuolo sono spesso incomplete.

AIAS, premiare chi investe

Dal canto suo, AIAS ha portato al tavolo una posizione netta su uno dei temi legislativi più discussi del momento: la riforma penale in materia di sicurezza sul lavoro promossa dalla Commissione Sisto.

Pur condividendo l’impianto generale della proposta che punta a rafforzare prevenzione, compliance aziendale e rapidità della risposta giudiziaria, l’associazione segnala un rischio concreto, cioè che la riforma produca più burocrazia che prevenzione reale.

Il punto critico riguarda i sistemi di valutazione delle gare pubbliche, che secondo AIAS dovrebbero premiare le aziende che investono concretamente in sicurezza sostanziale, non quelle che producono solo documentazione certificata. Una distinzione condivisibile che chi lavora sul campo conosce molto bene.

Il tema delle PMI è l’altra variabile critica. Le piccole e medie imprese, che rappresentano la struttura portante del tessuto produttivo italiano nei settori costruzioni e industria, spesso non dispongono di strutture interne dedicate né di risorse specialistiche per tradurre in pratica le prescrizioni normative.

Accanto a standard più solidi e a competenze professionali riconosciute per i professionisti HSE, servono strumenti accessibili: reti d’impresa, associazioni di categoria, incentivi fiscali e formazione di qualità. La sicurezza non può essere un privilegio delle grandi aziende.

L'On. Chiara Gribaudo

Il collegamento dell’On. Chiara Gribaudo

La mappa delle tecnologie disponibili

Un contributo metodologico importante è arrivato dalla Prof.ssa Cristina Mora, del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna, responsabile del progetto Banca delle Soluzioni.

Attiva dal 2014 e nata dalla collaborazione tra Università e AUSL di Bologna, con il finanziamento della Regione Emilia-Romagna e il coinvolgimento di INAIL, Ispettorato del Lavoro e delle AUSL regionali, l’interessante piattaforma è una mappa in continuo aggiornamento, con oltre 450 schede tecniche e più di 400 produttori che dispongono di soluzioni tecnologiche per la prevenzione dei principali rischi lavorativi: dalla movimentazione manuale dei carichi agli ambienti confinati, dall’ergonomia alla logistica. Per ogni tecnologia vengono forniti caratteristiche tecniche, vantaggi, limiti, costi indicativi e casi di studio reali.

Non un catalogo commerciale, quindi, ma un osservatorio applicativo che traduce la conoscenza accademica in strumento decisionale per le aziende.

La Prof.ssa Mora ha sottolineato anche le criticità ancora aperte nell’adozione delle tecnologie di sicurezza nei cantieri: l’affidabilità dei dispositivi in ambienti con vibrazioni, polveri e temperature critiche, la gestione delle responsabilità tra i soggetti coinvolti, e le problematiche legate alla privacy e all’accettazione da parte dei lavoratori.

La sicurezza come investimento, non come adempimento

L’evento di Carugate ha avuto il merito di portare allo stesso tavolo chi la sicurezza la norma, chi la controlla, chi la studia, chi la vende e chi la pratica ogni giorno.

Il risultato non ha prodotto un documento condiviso, né un manifesto d’intenti, ma qualcosa di più utile: accorgerci che sul mercato è già disponibile un insieme di tecnologie in grado di ridurre strutturalmente l’esposizione al rischio nei contesti più complessi.

Lino Tedeschi ha ribadito che l’innovazione certamente è costosa, ma non deve essere considerata un costo bensì un investimento strategico. Un’affermazione che le aziende del noleggio conoscono bene, perché è la stessa logica con cui si giustifica qualsiasi investimento in flotta.

Chi noleggia macchine da cantiere, e chi le usa, ha tutto l’interesse a valutare queste tecnologie non solo come strumenti di compliance, ma come elementi di valore aggiunto dell’asset: un escavatore connesso, che monitora near miss e geolocalizza le aree critiche, vale operativamente di più di uno che non lo fa.

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Tag dell'articolo: sicurezza sul lavoro

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