Noleggio a caldo di autogrù, è una lenta agonia?

In un articolo di qualche settimana fa, abbiamo avviato una riflessione sul noleggio a caldo, mettendo in rilievo le difficoltà in cui si trovano i noleggiatori professionisti del segmento. Solo gli specialisti con una lunga storia nel comparto, infatti, si mantengono sul mercato con un livello adeguato di efficienza operativa e di qualità.
Abbiamo visto come la crescita della domanda abbia spinto alcuni noleggiatori tradizionali a investire nel noleggio a caldo con risultati tutt’altro che soddisfacenti, specialmente nel segmento delle autogrù.
Anche gli stessi specialisti non se la passano benissimo, sia a livello di contrazione dei margini sia per le problematiche del cambio generazionale a ogni livello, operativo e apicale.
- Lo scenario imprenditoriale del noleggio a caldo di autogrù
- La dipendenza dal “padre-padrone”
- Vendo o non vendo?
- Le scelte che dovranno fare i noleggiatori
- Noleggio a caldo di autogrù, cosa succederà nei prossimi anni
- Che strada intraprendere?
- I problemi strutturali del noleggio a caldo di autogrù
- La concorrenza sleale nel noleggio a caldo di autogrù
Lo scenario imprenditoriale del noleggio a caldo di autogrù
Molti degli attuali specialisti nel segmento autogrù sono diventati leader loro malgrado, a seguito di due fattori combinati:
- alcuni provengono dal mondo dei trasporti, negli anni hanno iniziato ad acquistare un’autogrù, poi un’altra, un’altra ancora e così via (complementarità di business);
- alcuni provengono dal settore della manutenzione pesante, hanno iniziato a internalizzare il servizio che prima affidavano a terzi, acquistando direttamente le autogrù.
Entrambe le situazioni sono state patologicamente pompate dagli incentivi a pioggia, soprattutto quelli previsti per il Sud, creando dei mostri speculativi (nel migliore dei casi) quando non vere e proprie truffe (nei casi peggiori).
Buona parte delle persone al comando in questo settore è priva, del tutto o in parte, di cultura aziendale, competenze, mentalità e visione imprenditoriale. L’azienda è il loro “tutto”, una ragione di vita, una propaggine di loro stessi.
Al punto in cui siamo, soprattutto riguardo all’estrema riduzione dei margini e al fatto che si ritrovano senza mancano operatori specializzati o gruisti di nuova generazione, alcuni di questi impresari hanno cominciato a valutare di cedere l’attività, magari sollecitati da imprenditori più preparati e con una visione chiara della crescita integrata.
All’atto pratico, però, molti di quelli che dicono di voler vendere, poi non lo fanno.
La dipendenza dal “padre-padrone”
Davide Villa, COO di Casella Autogrù, è tra gli imprenditori che hanno cercato e cercano di crescere avviando qualche trattativa di integrazione. La sua azienda è posizionata in una zona altamente strategica, dispone di una clientela fidelizzata e presenta bilanci ottimi sul fronte della solidità, della liquidità e dei margini.
“L’impressione maturata in questi anni è che siano in pochi, pochissimi, ad avere realmente idea di quanto potrebbe valere la nostra azienda. Tanti sembrano non padroneggiare o ignorare gli strumenti necessari per calcolare e misurare un valore realistico, che non sia basato esclusivamente sul proprio sentimento ma anche su leve strategiche oggettive”.
Molte aziende, infatti, sono prive di una vera struttura organizzativa. Sono gestite da un padre-padrone da cui dipendono tutti e da cui – conseguentemente – dipende l’azienda stessa.
“Tale aspetto di dipendenza, paradossalmente, porta l’azienda a valere molto meno agli occhi di un terzo, mentre agli occhi del ‘padrone’ il fatto che sia lui a comandare e gestire meriterebbe un extra-premio in termini di valorizzazione. Tutto questo genera, già in fase di valutazione, un equivoco potenzialmente irrisolvibile. In realtà dovrebbe essere chiaro che meno la tua azienda dipende da te, più valore ha. Al contrario, più l’azienda dipende da te, meno valore ha, anche perché non ci possono essere possibilità di uscita se l’azienda dipende esclusivamente da una persona sola”, prosegue Villa.
Vendo o non vendo?
Peralto, la formale apertura a trattare un’eventuale vendita cela, nella maggior parte dei casi, un desiderio finalizzato esclusivamente a sentirsi dire da qualcuno quanto vale la propria creatura, quasi al solo fine di compiacersene, ma solo se la cifra “piace”, altrimenti è chi sta loro di fronte a non aver capito nulla. Quando le possibilità di vendere l’azienda diventano concrete, semplicemente si tirano indietro.
Perché lo fanno, chiediamo a Villa? “Perché quasi nessuno ha un piano per il dopo e perché nessuno è in grado di immaginarsi fuori dalla propria azienda”.
E come lo fanno? Come si tirano indietro dalla trattativa? “Quando la trattativa è già avviata e l’operazione inizia a diventare concreta, subentra un po’ di spavento e smarrimento. Solitamente l’inversione a U prende avvio con richieste economiche assurde, completamente disallineate rispetto al valore economico intrinseco del complesso aziendale; oppure con la pretesa di condizioni inaccettabili, sperando che così sia la parte acquirente a ritirarsi, in modo tale da non perdere la faccia”.
Diventa particolarmente complicato interloquire con questi soggetti, immaginiamo. Manca una grammatica comune con la quale intendersi. E la cosa più grave è che nessuno di loro pensa concretamente al futuro della loro attività all’interno del settore con un orizzonte temporale di medio o lungo termine.
Le scelte che dovranno fare i noleggiatori
Proviamo a ricapitolare per punti, anche a beneficio di quei noleggiatori che desiderano investire seriamente nel segmento e pensano di poterlo fare senza avviare trattative o confrontarsi con i player storici.
- Il costo di acquisto delle autogrù continuerà ad aumentare;
- la manodopera non si trova, tanti andranno in pensione senza essere rimpiazzati;
- Alcuni imprenditori sono al capolinea e non hanno eredi a cui lasciare il loro “impero”.
Inoltre, buona parte dei noleggiatori specialisti del noleggio a caldo già oggi dispone di un numero di autogrù e di mezzi superiore al numero di persone assunte e in grado di usarle.
I prezzi del noleggio negli ultimi anni non si sono alzati. Infatti, i bilanci di queste aziende restituiscono un quadro scoraggiante: a fronte di aumenti di fatturato con percentuali in doppia cifra, la redditività operativa sta crollando verticalmente.

Noleggio a caldo di autogrù, cosa succederà nei prossimi anni
Cosa ci possiamo immaginare quindi per i prossimi anni?
Probabilmente, le realtà più piccole (quelle con un padre padrone che fa tutto, oppure le realtà dove il nucleo familiare coincide con l’organigramma aziendale) moriranno di morte naturale e chiuderanno i battenti.
Le realtà ibride (quelle che non sono né grandi né piccole) si troveranno di fronte a una scelta: investire e crescere per provare a fare un salto dimensionale; oppure ridurre progressivamente la propria dimensione a quella di un’impresa artigiana e, nell’arco di altri 5/10 anni, scomparire.
La prima scelta comporta investimenti (cioè, debiti) e un aumento del grado di concorrenza con chi farà la stessa scelta o con chi l’ha fatta con qualche anno di anticipo.
La seconda scelta è speculativa, regressiva e irreversibile, comporta una rinuncia agli investimenti e punta a massimizzare il guadagno nel breve termine. Ovvio che, operando in un sistema aperto, a ogni mossa corrisponde una contromossa: lo spazio lasciato libero da una azienda, prima o poi viene occupato da un’altra.
Che strada intraprendere?
Chiediamo ancora a Davide Villa di aiutarci a individuare uno scenario se possibile migliore: “L’unica strada percorribile, a mio avviso, è quella di integrare oppure essere integrati da realtà che sono già posizionate (o sono meglio posizionate) al fine di intercettare ciò che servirà per poter sopravvivere e prosperare. Ovvio che in questo caso servirà molta flessibilità di pensiero: occorre essere disponibili ed avere il coraggio di ragionare in termini di società disposta ad acquisire e fungere da aggregatore; ovvero, se si verificano i presupposti, la lucidità di prendere in considerazione l’idea di essere acquisiti”.
“A prescindere dal posizionamento tuttavia sarà comunque necessario realizzare grandi economie di scala sui costi e aumentare progressivamente le tariffe di noleggio, educando il cliente ad una grammatica diversa da quella in virtù della quale ‘vince chi costa meno’ (anche se alla fine, molte volte, non è vero che è costato meno). Nel prossimo futuro, inoltre, le aziende dovranno trovare il modo di essere attrattive per i giovani, e per farlo dovranno essere dei game-changer, presenti capillarmente sul territorio, e avere un brand riconoscibile con un’ottima reputazione”.
I problemi strutturali del noleggio a caldo di autogrù
Rifletto mentalmente sulle risposte di Villa e mi dico che aziende con queste caratteristiche in Italia si contano sulle dita di una mano monca. Ma è anche vero che ci sono pur sempre le multinazionali, magari guidate da costruttori di macchine che sanno leggere il mercato e i bilanci e non hanno problemi di ego.
“Concordo sul fatto che le PMI italiane non si aggregano e non fanno sistema non per questioni economico-finanziarie – puntualizza Villa – ma per l’ego dei soci e degli imprenditori, che preferiscono essere i ‘padroni’ di una cosa piccola e caratterizzata da limiti evidenti piuttosto che gli azionisti di qualcosa di grande e importante, con prospettive di crescita e di sviluppo”.
“Si arriva al paradosso in cui alcuni preferiscono affondare con la propria azienda anziché abbracciare soluzioni diverse. Tale situazione risulta certificata dal fatto che nessun altro mercato europeo risulta così tanto frammentato (parlo in termini di numero di aziende) come l’Italia”.
E il problema non è solo il numero delle aziende, ma anche il loro modo di operare sul mercato: “Molte realtà a carattere padronale lavorano con autogrù vecchie di 20 o 30 anni, quando in un mondo normale queste macchine non dovrebbero nemmeno più esistere. Banalmente, come puoi essere in regola con la normativa vigente? Dato che l’operatore dev’essere abilitato alla professione, anche l’azienda dovrebbe esserlo”.
“Sono temi noti e arcinoti, ormai da diversi anni, a tutti gli addetti ai lavori; credo sia venuto il momento – nell’interesse del nostro stesso settore – di scrollarsi di dosso l’apatia ed il torpore che permea il modo in cui (non) gestiamo tali criticità. E per farlo serve anche spirito critico e provocatorio, come credo emerga dalle mie parole”
La concorrenza sleale nel noleggio a caldo di autogrù
In ultima analisi, stiamo riflettendo su un settore in oggettiva difficoltà: eppure la domanda esiste, per quanto possa sembrare un paradosso. Anche le dinamiche professionali al suo interno appaiono paradossali.
Il corso per ottenere l’abilitazione dell’operatore di autogrù è ai minimi termini: bastano 40 ore per mettere una persona qualsiasi su una gru. Nessuno si prende l’impegno di organizzare un corso di formazione serio e con una durata congrua. Perché? La risposta ancora una volta è nella dimensione non ottimale delle aziende che operano sul mercato.
C’è infine il tema della concorrenza sleale: la somma dei crediti fiscali per le aziende del Sud, la decontribuzione del costo del lavoro, i sussidi, ZES e via discorrendo. “Tutto questo meriterebbe un discorso a parte – conclude Villa – dal mio punto di vista rappresenta una gravissima patologia con effetti devastanti sulla concorrenza e su tutto il tessuto imprenditoriale; tale patologia può essere fronteggiata da un lato facendo sistema e creando dei player di una certa dimensione in loco, dall’altro auspicando un maggior grado di controllo al fine di evitare comportamenti abusivi che si traducono in vere e proprie truffe ai danni dello Stato”.
“Da questo punto di vista, tenuto conto che per espressa previsione normativa, la condizione necessaria affinché l’investimento sia agevolabile è che i beni siano destinati a strutture produttive situate nei territori delle aree puntualmente individuate dalla norma – precludendo di fatto il loro utilizzo al di fuori dei citati territori –, sarebbe sufficiente per le autorità competenti analizzare i dati relativi alla geolocalizzazione dei mezzi (che devono essere obbligatoriamente archiviati e che sono necessari, tra gli altri, per poter beneficiare del credito d’imposta 4.0), al fine di individuare tutte quelle situazioni nelle quali le autogru ed i mezzi in genere sono stati e sono fisicamente utilizzati in aree diverse da quelle ‘coperte’ dalle agevolazioni”.
Tag dell'articolo: gestione aziendale, mercato del noleggio, noleggio, noleggio a caldo





