Sul noleggio a caldo si sono dette molte cose. Tuttavia, il confine labile del suo inquadramento giuridico, che rischia di assimilarlo all’appalto, merita sempre un richiamo. Ma su questi aspetti torneremo in un’altra sede.
In questo articolo vogliamo, invece, mettere in rilievo un’evidenza di mercato che sta generando qualche appetito da parte dei noleggiatori classici (specializzati nel noleggio a freddo) e mette in fibrillazione gli specialisti del settore.
Cosa sta accadendo? Semplice, la domanda di noleggio a caldo è in forte crescita, sostenuta da due motivazioni contingenti. La prima è connaturata ai mezzi: c’è un bisogno sempre maggiore di macchine pesanti o speciali e in Italia queste si noleggiano con l’operatore fornito dal noleggiatore.
La seconda è legata al personale: molte imprese hanno perso i loro collaboratori qualificati all’utilizzo di mezzi per i quali è necessario l’apposito “patentino”. Non c’è stato un adeguato turnover perché le giovani generazioni non sono interessate a subentrare in queste attività. Chi lavora sulle macchine deve garantire disponibilità oltre il normale orario e nei giorni festivi, e questo non sembra compatibile con le attese dei giovani.
È un tema che affronteremo nel prossimo Rental Business Forum, ma che accenniamo qui perché le richieste di noleggio a caldo sono in aumento anche per le macchine più piccole, che in genere si sono sempre noleggiate a freddo.
Intercettando questo trend, un po’ frettolosamente qualche big del noleggio ha inserito il noleggio a caldo nel roster dei suoi servizi. Lo ha fatto andando a saccheggiare, come di consueto, i migliori operatori dai concorrenti. In casi fortunatamente circoscritti, aprendo insediamenti ex-novo dedicati al noleggio a caldo, indossando la maschera dello specialista, ovviamente con risultati diversi da quelli sperati.
Tralasciamo poi chi ha sfruttato la carenza di controlli per eludere normative di per sé chiare e ha costituito delle finte sedi al sud immatricolando mezzi con le agevolazioni fiscali per poi farli lavorare altrove. Con buona pace di qualsiasi aspetto etico (sono gli stessi noleggiatori che poi giudicano male le nuove generazioni perché poco attratte dal settore).
Il caso del noleggio a caldo di autogrù
Le contraddizioni strategiche risultano più evidenti se consideriamo una ulteriore nicchia specifica del noleggio a caldo, quello delle autogrù, dove le peculiarità sono talmente verticali che solo gli specialisti del segmento sanno come venirne a capo. Il noleggio a caldo delle gru è strutturalmente diverso dal noleggio a freddo: quest’ultimo è un modello di business potenzialmente “scalabile”, il primo non lo è.
Le società di nolo a caldo di gru hanno dimensioni medie più piccole rispetto ai principali player del noleggio a freddo. Il mercato, pertanto, risulta più frazionato e parcellizzato rispetto a quello più sbrigativo del nolo a freddo, che da tempo ormai vede un progressivo consolidamento strutturale.
I principali noleggiatori di autogrù del nord Italia (Vernazza, Autovictor, Midolini) insieme fatturano più o meno 55 milioni all’anno e impiegano 350/400 persone circa (dati del 2023). Il resto del mercato è presidiato da una pletora di noleggiatori minori e locali con range di fatturato annuo tra 500 mila euro e 5/6 milioni, il che rende la concorrenza decisamente spietata e basata quasi esclusivamente sul prezzo.
Trasferimento di competenze e problematiche relazionali
Ci sono anche degli aspetti strutturali a rendere questo settore particolarmente ostico per chi non lo conosce ma vuole entrarci a tutti i costi. In primis, sono necessari investimenti milionari per dotarsi delle attrezzature necessarie a operare “su tutti i fronti”; dalla gru piccola alla gru grande. Inoltre, per ogni autogrù servono:
l’attrezzatura di sollevamento specifica, omologata, certificata e periodicamente controllata;
un “corredo” rappresentato da uno o più autoarticolati necessari per trasportare le zavorre e gli accessori della gru stessa;
un operaio specializzato con esperienza, quindi formato, che la conosca e la utilizzi così bene da essere quasi in uno stato di simbiosi uomo/macchina.
E qui si apre un altro fronte problematico, quello della manodopera specializzata, che non c’è più. Tanti operatori stanno andando in pensione senza aver potuto trasferire il loro patrimonio di conoscenze. Questo segmento non sa essere attrattivo per i giovani, che si approcciano al lavoro con uno spirto totalmente diverso da quelli che già ci lavorano, elemento che rende il dialogo ancora più difficile.
Inoltre, per gli operatori da formare serve un mentore, cioè colui che sa insegnare, ma gli operatori esperti non sanno trasferire queste competenze. Spesso hanno difficoltà a esprimersi in un italiano fluente.
I rischi di entrare nel segmento del noleggio a caldo
Come abbiamo accennato, vista la scarsità di manodopera formata, chi si avventura nel noleggio a caldo cerca di sopperire “andando a fare shopping” dagli altri noleggiatori. Una strategia che si rivela rischiosa per alcune evidenti ragioni. Per prima cosa, si andrebbe a stravolgere l’equilibrio interno della propria organizzazione, con il rischio di rilanci “in casa”.
In secondo luogo, è una mossa deleteria per il mercato, perché alimenterebbe una politica “da mercenari” a danno di tutto il settore (come è già capitato nel noleggio a freddo, ma nessuno si è preso la briga di intervenire).
Infine, i noleggiatori farebbero terra bruciata intorno a sé, dato che i primi operatori oggetto di scippo sarebbero quelli assunti nelle aziende logisticamente più vicine, rendendo ancora più difficile collaborare con loro. Mentre sappiamo che il noleggio a caldo di mezzi pesanti necessita spesso di rapporti di buon vicinato.
Il risultato di questa politica miope e della scarsa propensione alla collaborazione, nonostante le dimensioni contenute di molti player, è una forte difficoltà nel realizzare economie di scala.
Questa situazione, unita all’elevata pressione sulle tariffe, rischia di compromettere seriamente gli equilibri di bilancio dei noleggiatori, in particolare nel rapporto tra cash flow e rientro degli investimenti. In un mercato così frammentato, è molto difficile, se non impossibile, immaginare dinamiche di cannibalizzazione.
L’approccio “tafazziano” del noleggiatore avventuroso
Gli operatori storici del noleggio a caldo sanno bene quanto la componente umana e relazionale faccia ancora la differenza in questo segmento. Mi riferisco al rapporto imprenditore/datore di lavoro vs maestranze/collaboratori, ma anche imprenditore vs. clienti/fornitori.
Ci è stato insegnato che l’azienda di noleggio dovrebbe essere un complesso organizzato di cose e persone finalizzate a uno scopo, il cui valore è maggiore rispetto alla somma delle singole componenti. Nel caso del noleggio a caldo, è ancora più vero.
Tutte le aziende che operano in questo settore sono “storiche”, hanno una dinastia familiare alle spalle e quindi una loro storia che va compresa e rispettata. È una delle ragioni che rende molto delicato anche il tema delle acquisizioni, che analizzeremo in un prossimo articolo.
Le barriere all’ingresso sono elevatissime, motivo per il quale da molti anni non si vede un’azienda che sia partita da zero. Molto più comune, in questo business, è un’evoluzione di aziende già esistenti, ma anche di questo specifico tema parleremo nel prossimo articolo, coinvolgendo magari qualche player storico.
Al momento, ci rimane dunque difficile comprendere l’approccio autolesionista del noleggiatore classico, che entra in questo settore con le modalità che abbiamo descritto, convinto di saper fare al meglio un mestiere che in realtà non conosce e di sfruttare l’attuale trend di mercato con l’intento di posizionarsi facilmente da leader.
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