Nuovi dazi UE sull’acciaio: cosa prevede la norma e come impatta sulle macchine per costruzioni

Negli ultimi mesi abbiamo dedicato diversi approfondimenti ai dazi che stanno ridisegnando il mercato delle macchine per costruzioni. Lo scenario, d’altronde, è piuttosto complesso e affollato, tra le tariffe antidumping e antisovvenzione sulle piattaforme aeree cinesi, l’indagine recentemente aperta sulle autogrù e i dazi promossi dall’amministrazione Trump sui macchinari edili.
Dal 1° luglio 2026 a questo scenario si è aggiunto un nuovo tassello, diverso per natura da tutti quelli che lo hanno preceduto.
I dazi trattati finora colpiscono infatti le macchine finite (oppure componenti specifici) quando vengono importate da Paesi terzi. La misura di cui parliamo oggi, introdotta dall’Unione Europea, non riguarda le macchine, ma l’acciaio con cui vengono costruite.
È una differenza che può sembrare tecnica, ma che ha conseguenze molto concrete, perché può portare a un aumento dei prezzi anche per le macchine prodotte in Europa, comprese quelle italiane.
Perché l’UE ha introdotto i dazi sull’acciaio
Il settore siderurgico europeo sta attraversando una fase molto difficile. Dal 2018 ha perso oltre 30 milioni di tonnellate di capacità produttiva e circa 30.000 posti di lavoro, mentre gli impianti rimasti lavorano in media solo al 67% della loro capacità.
La causa principale è la sovraccapacità produttiva mondiale: nel 2024 il mondo produceva 602 milioni di tonnellate di acciaio in più di quante ne servissero, l’equivalente di cinque volte l’intero consumo annuo dell’Unione Europea, e questa eccedenza è destinata a salire ulteriormente nei prossimi anni.
In un contesto simile, grandi quantità di acciaio a basso prezzo cercano sbocchi sui mercati che restano aperti, e l’Europa è tra questi. Per proteggere la propria industria siderurgica, considerata strategica per settori come edilizia, trasporti e tecnologie pulite, l’Unione ha deciso di sostituire la misura temporanea in vigore dal 2018 con un sistema pensato per durare nel tempo.
Il Regolamento (UE) 2026/1384 è stato approvato dal Parlamento Europeo con un’ampia maggioranza, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 giugno 2026, ed è entrato in vigore il 1° luglio, subito dopo la scadenza del regime precedente.
Come funziona il nuovo sistema
Il meccanismo si basa su un principio che, semplificato, funziona così: ogni anno può entrare in Europa una certa quantità di acciaio senza dazi aggiuntivi rispetto a quelli già esistenti. Superata questa soglia, scatta un dazio supplementare molto elevato su tutto ciò che eccede.
La quota complessiva è fissata a circa 18,3 milioni di tonnellate all’anno, un volume che rappresenta una riduzione media del 47% rispetto a quanto poteva entrare liberamente nel 2024. Metà di questo spazio, circa 9,1 milioni di tonnellate, è riservata ai Paesi che hanno accordi commerciali preferenziali con l’Unione. Il dazio applicato oltre la quota sale dal 25% del regime precedente al 50% attuale, un raddoppio che rende molto più oneroso importare acciaio una volta esaurito il plafond disponibile.
Le quote sono gestite trimestre per trimestre, non su base annuale complessiva, e questo introduce un elemento pratico da tenere presente: se in un determinato trimestre la domanda di un certo tipo di acciaio è alta, la soglia può esaurirsi prima della fine del periodo, facendo scattare il dazio più alto anche per chi avrebbe rispettato tranquillamente i limiti annuali.
Il dato della tracciabilità
Una novità procedurale importante riguarda la tracciabilità. Non basta più sapere da quale Paese arriva la spedizione: conta il luogo in cui l’acciaio è stato fuso e colato per la prima volta nella sua forma solida. Questo principio, chiamato tecnicamente “paese di fusione e colata”, serve a evitare che l’acciaio prodotto in eccesso in un Paese venga semplicemente lavorato o rispedito da un altro Paese per aggirare le quote. Per gli importatori, però, significa dover raccogliere documentazione più dettagliata sull’origine reale dei materiali che acquistano.
Le uniche eccezioni complete riguardano Islanda, Liechtenstein e Norvegia, i tre Paesi dell’area economica europea che restano completamente esclusi da quote e dazi. Tutti gli altri Paesi, compresi quelli con cui l’Unione ha accordi di libero scambio, restano soggetti al sistema delle quote. La Commissione europea mantiene comunque la possibilità di attivare misure di salvaguardia specifiche verso singoli Paesi partner, uno strumento di flessibilità che potrebbe essere usato per attenuare l’impatto su relazioni commerciali particolarmente importanti.
l regolamento prevede diverse tappe di revisione. Entro la fine del 2026 la Commissione valuterà se estendere il sistema ad altre categorie di prodotto siderurgico. Entro giugno 2027, e poi ogni due anni, è prevista una revisione dell’ambito applicativo che includerà la valutazione dell’inclusione dei cosiddetti prodotti a valle contenenti acciaio, una categoria che in futuro potrebbe arrivare a toccare più da vicino le macchine stesse, e non più soltanto i materiali grezzi da cui vengono costruite. Entro giugno 2028 sarà verificato infinr il funzionamento pratico del criterio di tracciabilità basato sul luogo di fusione e colata.
In che modo i dazi sull’acciaio impattano sul costo delle macchine
Qui arriva il punto che riguarda più da vicino chi lavora nel noleggio. Le macchine per costruzioni sono prodotti ad altissima intensità di acciaio: telai, bracci, cucchiai, strutture portanti, sono quasi interamente realizzati con lamiere, tubi e barre che rientrano proprio nelle categorie colpite da questa misura. Tra i settori esplicitamente segnalati come potenzialmente esposti alle nuove regole figurano le macchine movimento terra, insieme a costruzioni, automotive, macchine agricole e componentistica meccanica.
Il meccanismo di trasmissione dei costi funziona su due livelli. Il primo riguarda chi importa direttamente semilavorati siderurgici da fuori Europa: se la propria fornitura supera le quote disponibili, il costo aumenta immediatamente del 50%. Il secondo livello, meno visibile ma altrettanto importante, riguarda anche i produttori che si riforniscono interamente da acciaierie europee.
Con meno acciaio a basso costo disponibile sul mercato continentale, la domanda verso i produttori europei aumenta, e <strong>con essa i prezzi che questi produttori possono applicare. In altre parole, anche una macchina interamente costruita in Italia con acciaio italiano può diventare più cara, semplicemente perché il mercato dell’acciaio nel suo complesso diventa più teso.
C’è poi un elemento di complessità aggiuntiva da segnalare: questa misura opererà in parallelo al CBAM, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere, gestito da uffici diversi della Commissione. La sovrapposizione tra i due strumenti apre interrogativi non ancora del tutto risolti sul rischio di una doppia imposizione sugli stessi prodotti.
Il risultato complessivo è che il 2026 si sta confermando come l’anno con il maggior numero di misure commerciali sovrapposte per questo settore, ciascuna con una logica diversa ma tutte convergenti verso lo stesso effetto pratico: rendere più costoso acquistare una macchina nuova.
Gli effetti attesi sui costi di acquisizione della flotta
Per chi pianifica il rinnovo della propria flotta, ci sono alcuni elementi pratici da tenere presenti. Il primo è la gestione trimestrale delle quote, che rende meno prevedibile il momento in cui i prezzi potrebbero salire: un aumento improvviso di domanda in un singolo trimestre può esaurire la soglia disponibile con settimane di anticipo rispetto alle attese.
Il secondo elemento riguarda l’incertezza ancora presente sulla ripartizione precisa delle quote tra i vari Paesi esportatori, che verrà definita attraverso atti attuativi separati della Commissione nei prossimi mesi. Fino a quando questi dettagli non saranno chiariti, sarà difficile per i costruttori e i loro fornitori fare previsioni affidabili sui costi, e questa incertezza tende a riflettersi in un atteggiamento più prudente sugli investimenti lungo tutta la filiera.
Nell’articolo dedicato ai dazi statunitensi avevamo già fornito indicazioni operative piuttosto dettagliate: simulare scenari diversi di aumento dei costi, ribilanciare il mix tra macchine nuove e usato certificato, privilegiare fornitori con capacità produttiva europea per ridurre l’esposizione alle tariffe extra UE. Quelle indicazioni restano valide, ma alla luce di questa nuova misura vanno integrate con un accorgimento specifico.
Privilegiare un fornitore europeo non basta più a mettersi al riparo dagli aumenti, perché la pressione sui prezzi arriva anche dal lato dell’offerta interna di acciaio, non solo dalle importazioni. Diventa quindi utile chiedere ai propri fornitori maggiore trasparenza sull’origine dell’acciaio utilizzato nei componenti e sulla loro strategia di approvvigionamento, per capire quanto siano esposti a loro volta a questa nuova dinamica.
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