Quanto costano i dazi di Trump al noleggio?

I dazi di Donald Trump avranno effetto anche sul mercato del noleggio
dazi trump mercato noleggio

Il volume d’affari del noleggio di macchine edili in Italia è stato valutato poco sotto i 2 miliardi di dollari a fine 2023, con un outlook a 2,26 miliardi nel 2030 (fonte: Grand View Research).

Il mantenimento del forecast dipende dall’arrivo di nuove macchine (e di nuovi protagonisti) sul mercato e dalla competitività dei produttori europei. Questo, al netto delle incognite sull’andamento degli appalti pubblici e privati, motori principali della domanda di noleggio industriale.

L’espansione dei dazi USA del 2025 sulle macchine per l’edilizia (incluse gru mobili, bulldozer, escavatori e relativi componenti) ha colpito direttamente la produzione europea destinata al mercato internazionale: si stima che circa 2,8 miliardi di euro di esportazioni UE sono a rischio nel comparto.

Ma quali saranno, nel concreto, le conseguenze per il mercato?

L’impatto dei dazi USA sul mercato del noleggio italiano

Per cominciare, possiamo dire che questo fattore basta da solo ad alimentare un duplice impatto sul noleggio: l’aumento dei prezzi e delle tempistiche di rifornimento di nuove macchine, accompagnato da un aumento dei costi dei ricambi e della manutenzione, anche per via dell’acciaio e dell’alluminio che sono già attualmente più cari.

Nel noleggio italiano, il risultato pratico si sta osservando in un maggior costo di acquisizione della flotta e negli allungamenti dei tempi di consegna. Unitamente al venir meno degli incentivi e a un sovradimensionamento delle flotte, torna il rischio di un nuovo invecchiamento del parco macchine complessivo.

La conseguente pressione sui margini, dovuta ai costi più alti, porterà inevitabilmente a possibili rincari dei canoni di noleggio, innescando una contrazione degli investimenti nel rinnovo delle flotte. Ancora una volta, i noleggiatori che hanno sfruttato il trend positivo degli ultimi anni per abbassare l’età media della propria flotta godranno di maggiori margini di manovra.

Il quadro di sintesi è completato dai primi dati operativi di periodo (ad esempio le percentuali di unità piazzate sul mercato) che mostrano diffusi segnali di contrazione della domanda. Ma andiamo con ordine.

mercato del noleggio cantiere

In che modo i dazi si trasmettono al mercato

La conseguenza più evidente è l’aumento del prezzo d’acquisto di macchine nuove. Le macchine edili contengono acciaio, alluminio e componentistiche che hanno subìto estensioni tariffarie e rincari di costo. L’annuncio USA del 19 agosto ha riguardato ben 407 voci addizionali, tra categorie di macchine e parti meccaniche, con tariffe cresciute fino al 50 per cento su alcune voci.

Questo aspetto rende più costoso o meno competitivo per i produttori europei vendere verso i mercati soggetti a tali dazi e può spingere i rialzi di prezzo anche sui mercati domestici per compensare le perdite di scala. Chiaramente, l’effetto vale anche per le imprese sempre legate alla proprietà dei loro mezzi: è probabile che una modesta quota di questo target comincerà a rivolgersi al noleggio, compensando lievemente il previsto calo fisiologico dei volumi.

Un’altra conseguenza è che tornano ad allungarsi i tempi di fornitura e si riducono le disponibilità residue. La produzione riallocata, i front-loading delle spedizioni e le strozzature della supply chain (pezzi e acciaio) allungano i lead time.

Gli effetti sui noleggiatori

Per chi noleggia, a parità di domanda, i tempi più lunghi per sostituire o aumentare la flotta portano a una riduzione della disponibilità e a un maggior utilizzo delle macchine esistenti. Il calo già visibile della domanda attenua un po’ il problema, ma è ovvio che non è una bella notizia; perciò ancora più attenzione dovrà essere posta sui margini reali.

Un’altra tegola è l’incremento del costo dei ricambi e della manutenzione sui mezzi in flotta. Se la componentistica (laminati, tubi, alluminio, eccetera) si apprezza e diventa meno disponibile, l’aumento dei costi di manutenzione abbassa i margini operativi dei noleggiatori. L’effetto è particolarmente evidente sulle macchine pesanti (gru, pale, compattatori) che usano più parti in acciaio.

Ultimo fattore concomitante, dicevamo, è la probabile riduzione della domanda. Il Rapporto ISTAT di marzo 2025 evidenziava che l’effetto tariffario avrebbe potuto provocare un rallentamento degli investimenti pubblici o privati (o un aumento del costo dei progetti). Con questo quadro di incertezza sugli investimenti, anche la domanda di noleggio non potrà che rallentare.

nel noleggio l'immagine conta

L’impatto sull’acquisto delle flotte

Non esistono al momento dati pubblici diretti circa l’impatto percentuale dei dazi sulle società di noleggio (sarebbe utile che qualcuno se ne occupasse). Bisogna pertanto ragionare su alcuni scenari plausibili per quantificare degli ordini di grandezza sul capitale di acquisto delle flotte.

Ipotizzando come prezzo medio di un escavatore nuovo tra gli 80 e i 150mila euro (a seconda della taglia), se un aumento dei costi industriali porta a un rincaro del prezzo di listino del 10 o 25 o 50 per cento (scenari moderato/severo/estremo), l’aumento per macchina può variare tra gli 8mila e i 75mila euro.

Proviamo ad applicare questi aumenti al volume di ordini annuali, prendendo come riferimento le 22mila macchine piazzate in Italia nel 2024 (fonte: UNACEA). Immaginando che in media il 10/25 per cento di queste sono acquistate da società di noleggio (stima prudente, dato che i noleggiatori sono grandi acquirenti), le unità acquistate dal noleggio sarebbero tra le 2.200 e le 5.500 unità all’anno.

L’impatto aggiuntivo cumulato sul capitale d’acquisto per il settore noleggio sarebbe approssimativamente:

  • Scenario moderato (+10%): incremento spesa capex € (8k * 2.200) = 17.6 M€ fino a € (8k * 5.500) = 44 M€.
  • Scenario severo (+25%): incremento capex € (20k * 2.200) = 44 M€ fino a € (20k * 5.500) = 110 M€.
  • Scenario estremo (+50%): incremento capex € (40k * 2.200) = 88 M€ fino a € (40k * 5.500) = 220 M€.

Queste stime servono giusto a dare un ordine di grandezza generale, ma mostrano chiaramente come incrementi con percentuali a due cifre si traducono in decine o centinaia di milioni di euro addizionali di spesa per il settore noleggio, in un solo anno.

L’impatto dei dazi sui prezzi dei noleggi e sulle politiche commerciali

L’aumento dei costi di capex tende a trasferirsi, seppur parzialmente, sulle tariffe di noleggio. I noleggiatori cercheranno in tutti i modi possibili di recuperare i maggiori costi sui canoni giornalieri, specialmente sulle macchine specialistiche con lead time più lungo. Come reagirà il mercato e come entreranno in gioco gli aspetti relativi al rapporto tra il calo delle richieste e il calo dei tassi di utilizzo rimane un bel quesito.

Nota a margine: ah, quanto abbiamo sempre predicato per spingere il sistema noleggio a far uscire le imprese dalla logica di richieste solo per i casi di emergenze o di picchi della domanda… vabbé.

Il nostro punto di vista è che i noleggiatori medio-piccoli faranno molta fatica ad assorbire i costi di latenza, mentre i noleggiatori piccolissimi si vedranno costretti a immettere macchine usate sul mercato per portare a casa un po’ di cash flow.

Il rinnovo della flotta potrebbe però essere rallentato anche per i noleggiatori più grandi (se stiamo larghi, in Italia ne contiamo circa venti). Sulle flotte di grandi dimensioni, l’età media crescente porterebbe a un non indifferente aumento della spesa di manutenzione e dei costi di fermi macchine. Come noto, questo aspetto peggiora notevolmente il TCO (Total Cost of Ownership) e può portare a un rischioso calo della qualità del servizio.

Qualche noleggiatore potrebbe essere tentato di riallocare il portafoglio di acquisto con un maggior ricorso all’usato di qualità, a noleggi a lungo termine offerti da produttori locali, a lease-back finanziari o a forme strategiche di subnoleggio, per limitare l’esposizione al rincaro immediato.

Gli effetti sulle PMI e sul mercato del lavoro

Molte società di noleggio in Italia sono Piccole e Medie Imprese, alla stessa stregua dei loro clienti. L’aumento dei costi di accesso al capitale (maggiore capex o leasing più caro) e i margini compressi metteranno sotto stress i bilanci e possono limitare le idee di espansione o, più verosimilmente, causare nuovi consolidamenti (fusioni o acquisizioni).

A livello macro, Confindustria ha avvisato che le misure tariffarie aggravate dai dazi possono ridurre l’export e i posti di lavoro nei settori manifatturieri connessi; effetti indiretti possono colpire anche i noleggiatori che lavorano con cantieri internazionali.

L’evidenza empirica più recente e utile per valutare la traiettoria la si ricava dalle dinamiche tra domanda e offerta: i report 2024/2025 mostrano un calo di consegne delle macchine in Italia (UNACEA parlava già di -11% sui piazzamenti 2024/2023). Anche la crescita del noleggio è ora più volatile e questi trend rendono il settore molto sensibile a shock sui costi di flotta.

La decisione USA di ampliare la lista di prodotti con tariffe elevate (includendo macchine e parti) è la prova che lo shock non è teorico, ma pratico e già operativo in molte voci, giustificando le preoccupazioni che abbiamo esposto, soprattutto in vista dei conti 2026.

tecnologia noleggio analisi dei dati

Le raccomandazioni operative ai noleggiatori

Gli scenari che abbiamo descritto costringono i CFO (per chi ne dispone) a un articolato lavoro di stress-test finanziario. Si dovranno simulare scenari capex diversi (+10/25/50%) per calibrare i piani di rinnovo delle flotte dei prossimi 12–36 mesi. Si dovranno pianificare linee di credito flessibili o strumenti di leasing più snelli per coprire i picchi.

Per mantenere inalterati i propri piani di sviluppo, qualche noleggiatore di fascia media dovrà ribilanciare il mix nuovo/usato e aumentare la quota di acquisto di usato certificato, offrendo nel contempo contratti di noleggio “full-service” che trasferiscano parte del rischio manutentivo al provider.

Tecnicamente, questa cornice potrebbe mettere in discussione le relazioni fidelizzate tra noleggiatori e fornitori. Fatte salve le problematiche sui costi di assistenza e le partnership di un certo livello, ai noleggiatori potrebbe convenire stipulare contratti quadro con fornitori alternativi (su volumi multi-year) al fine di ridurre il rischio di nuovi shortage. In questo senso, saranno da privilegiare i produttori con capacità produttiva locale o UE per mitigare l’impatto delle tariffe USA e dei dazi correnti.

Il segmento delle PLE già opera in questo senso, per via dei dazi specifici sulle macchine prodotte in Cina.

Entrano in gioco da protagonisti anche i fleet manager (sempre per chi ne dispone), che dovranno aumentare la quota di manutenzione predittiva per ridurre al minimo i fermi macchina ed estendere al massimo la vita utile, ma solo fino a quando è ancora efficiente dal punto di vista del TCO. Chi ha digitalizzato il controllo di gestione parte in pole position.

Alzando gli occhi dal proprio orticello, oggi più che mai il noleggio professionale dovrà uscire dal proprio provincialismo, fare sistema e, vivaddio, spingere per vedersi finalmente riconosciute regole specifiche. Solo i grandi player uniti ci possono pensare. Speriamo.

Le raccomandazioni politiche

Gli incentivi 4.0 sono ormai usciti di scena e quelli 5.0 appaiono parecchio complicati da discernere (anche se alcuni produttori si sono già lanciati in rischiose comunicazioni commerciali a rischio di sanzioni penali).

Purtroppo, le misure “temporanee” di supporto al rinnovo della flotta non sono mai state così necessarie come adesso per i noleggiatori (che però, appunto, non troviamo definiti tali in nessun quadro giuridico). Resi accessibili a pioggia ancora a chiunque, al sistema noleggio porterebbero solo ulteriori danni.

Nessuno nel mondo del noleggio dialoga così efficacemente con i politici, ai quali si potrebbe suggerire di pensare a nuovi incentivi fiscali almeno per il rinnovo dei parchi con mezzi a basse emissioni. Oppure, elargire contributi a tasso agevolato esclusivi per il noleggio, per evitare l’obsolescenza del parco e la perdita di competitività.

Purtroppo, sia le associazioni che la politica sembrano avere altri problemi sui loro tavoli (non gli stessi, chiaramente). Tuttavia, non sarebbe male una nuova e più decisa azione diplomatica UE–USA per ridurre l’area merceologica colpita e limitare gli effetti di spillover sulle filiere industriali.

I numeri di export a rischio giustificano, eccome, un urgente e incisivo intervento negoziale.


Foto di copertina di Gage Skidmore, via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0

Consulenze per i noleggiatori

Studiamo con te le soluzioni più adatte per espandere il business della tua azienda nel mercato del noleggio

Rental Consulting

Formazione per il noleggio

Aiutiamo le aziende di noleggio a elevare le prestazioni del personale con corsi di formazione specifici

Rental Academy
Newsletter - RentalBlog

Iscriviti Qui alla Nostra Newsletter

Ricevi tutti i nostri aggiornamenti esclusivi sul mondo del noleggio

ARTICOLI CORRELATI

Rimaniamo in contatto!

Iscriviti alla newsletter per non perdere i nostri aggiornamenti.

Marketing a cura di