I dazi sulle importazioni dalla Cina potrebbero estendersi anche alle autogru

A pochi mesi dall’introduzione definitiva dei dazi antidumping e antisovvenzione sulle piattaforme aeree semoventi importate dalla Cina, un nuovo fronte si apre sul tavolo della Commissione Europea.
Quattro dei principali costruttori attivi nel mercato europeo delle autogrù (Liebherr, Manitowoc, Sennebogen e Tadano) hanno depositato un reclamo formale contro quelle che ritengono pratiche di concorrenza sleale da parte dei competitor cinesi.
Un’azione che, ancora una volta, solleva interrogativi sul ruolo dell’Europa nella tutela della propria industria strategica e sulla necessità di un quadro normativo in grado di bilanciare apertura al mercato e protezione industriale.
Dazi sulle autogru prodotte in Cina, il reclamo dei big europei
I principali attori del sollevamento in Europa hanno scelto di muoversi compatti, affidando alla VDMA (la principale associazione che rappresenta l’industria manifatturiera europea dedicata a macchine e attrezzature) la richiesta di un’indagine formale da presentare alla Commisione Europea.
Al centro dell’esposto ci sono le autogru con capacità di sollevamento superiore alle 30 tonnellate, importate dalla Cina a prezzi che, secondo i denunciatari, non riflettono i reali costi di produzione.
Oltre alle questioni legate al prezzo di vendita, il documento insiste anche su come i costruttori europei si siano impegnati a rispettare normative ambientali e di sicurezza più stringenti, mentre i rivali cinesi beneficerebbero di sussidi governativi e condizioni operative difficilmente replicabili in un mercato aperto.
L’industria europea teme, in assenza di correttivi, una progressiva perdita di competitività e il rischio concreto di una dipendenza da fornitori extra-UE anche per macchinari considerati vitali per le infrastrutture del continente.
Le dichiarazioni dei costruttori denunciatari
I rappresentanti delle aziende denunciatarie si sono esposti pubblicamente per commentare la vicenda. Il Direttore Vendite di Liebherr Christoph Kleiner, ad esempio, ha posto l’accento sull’insostenibilità delle attuali condizioni di vendita proposte dai competitori cinesi: “La nostra industria europea accoglie con favore la concorrenza leale, ma è palesemente ingiusto competere con prodotti le cui condizioni di vendita non coprono minimamente i costi di materie prime, energia e produzione di un produttore europeo di gru mobili. I produttori cinesi beneficiano di un’ampia gamma di meccanismi di sovvenzione, il che conferisce loro un vantaggio enormemente sleale quando esportano verso l’Ue”.
Sulla stessa linea anche Aaron Ravenscroft, Presidente e CEO di Manitowoc: “Crediamo nella concorrenza leale e abbiamo esortato la Commissione europea ad affrontare il danno materiale arrecato all’industria europea dalle pratiche di dumping dei produttori esportatori cinesi”. Noriaki Yashiro, Amministratore Delegato di Tadano Europe, ha invitato la commissione “ad adottare misure rapide e decisive per garantire un ambiente equo e competitivo per la futura produzione e occupazione nel settore europeo delle gru mobili.”
Infine, Erich Sennebogen, CEO di Sennebogen, ha evidenziato i presupposti strategici che hanno dato origine a questa situazione: “I produttori cinesi di gru mobili si stanno concentrando sempre più sui mercati di esportazione, con il mercato UE come obiettivo primario. La combinazione di capacità produttive inutilizzate in Cina, scorte esistenti e un sostanziale sostegno del governo cinese significa che il danno materiale all’industria europea vulnerabile continuerà se non verranno imposte misure antidumping. Queste misure devono essere adottate per garantire una concorrenza globale leale”.
Dazi sulle autogru cinesi, il precedente delle piattaforme aeree
Il caso delle piattaforme aeree offre un precedente rilevante per comprendere l’attuale scenario. I dazi definitivi confermati lo scorso maggio, estesi anche a componenti preassemblati, sono state giustificati sulla base di due aspetti principali: la vendita sottocosto e il sostegno sistemico dello Stato cinese alle imprese locali, in violazione delle regole del mercato internazionale.
Secondo l’analisi della Commissione, le aziende cinesi operano in un sistema economico dominato dal controllo statale, dove finanziamenti agevolati, accesso preferenziale alle risorse e una politica industriale aggressiva compromettono una leale concorrenza. Nel caso delle piattaforme aeree, sono state introdotte tariffe differenziate, che in alcuni casi hanno superato anche il 50% del prezzo di vendita originale.
Seppur efficace nel proteggere il mercato UE, l’imposizione dei dazi ha sollevato critiche da parte delle autorità cinesi, che hanno denunciato un presunto “doppio conteggio” dei vantaggi economici nel calcolo delle tariffe. Nonostante ciò, la Commissione ha ribadito la legittimità del suo approccio, segnalando possibili aggiornamenti in futuro sulla base di nuove prove.
Al di là di questi aspetti, va evidenziato come questi dazi non abbiano colpito solo le aziende cinesi, ma anche i costruttori europei e statunitensi che negli anni precedenti avevano delocalizzato la produzione in Cina per beneficiare di condizioni agevolate. In entrambi i casi, ne è seguita una corsa all’apertura di nuovi stabilimenti in Europa (anche attraverso acquisizioni) per soddisfare la domanda dei mercati UE evitando l’impatto delle tariffe.
Cosa aspettarsi ora
La somiglianza tra i due casi non è solo formale: si tratta di comparti ad alta intensità tecnologica, entrambi cruciali per le infrastrutture e l’edilizia, e soggetti a dinamiche globali in cui la Cina gioca un ruolo sempre più significativo. Se il caso delle PLE ha segnato un punto di svolta, il nuovo reclamo sulle autogrù rischia di aprire un secondo capitolo della storia.
In un prossimo futuro, il ricorso a strumenti di difesa commerciale come i dazi potrebbe non rappresentare più un’eccezione, ma un elemento strutturale nella strategia industriale europea. Tuttavia, rimane aperta la questione su come conciliare la necessità di protezione con l’impegno per un mercato aperto e competitivo.
Da questo punto di vista, l’esito dell’indagine sulla concorrenza cinese nel settore delle autogrù sarà determinante. Se la Commissione Europea dovesse accogliere il reclamo e introdurre nuove tariffe, si rafforzerebbe l’idea di un’Europa più attenta alla difesa delle proprie filiere strategiche.
Se a questo si aggiungono anche i dazi imposti dall’amministrazione Trump sulle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, è lecito pensare che lo scenario produttivo europeo potrebbe cambiare non poco rispetto anche a solo qualche anno fa.
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