Sbarco in quota dalle PLE, facciamo chiarezza

Un'operazione di sbarco in quota da una PLE
sbarco in quota PLE

Lo sbarco in quota dalle PLE, ovvero l’uscita dal cestello per accedere a superfici esterne alla macchina, è ormai una pratica sempre più diffusa nei lavori in altezza.

Per ormai quasi vent’anni, il tema dello sbarco in quota dalle PLE è stato affrontato in vari convegni e seminari e trattato in pubblicazioni tecniche e istituzionali, oltre che in articoli pubblicati su portali e riviste specializzate. 

Eppure, il tema rimane tutt’oggi aperto e controverso: i punti di vista e gli approcci di costruttori, noleggiatori, utilizzatori e addetti ai controlli nei luoghi di lavoro sono diversi e spesso in contrasto tra loro. Come possiamo orientarci, quindi?

Gli aspetti problematici dello sbarco in quota dalle PLE

Chiunque abbia a che fare con le PLE per la propria professione può facilmente toccare con mano i risvolti problematici dello sbarco in quota, semplicemente guardandosi intorno e osservando quanto spesso i lavoratori sbarcano da una PLE per effettuare attività lavorativa su tetti, terrazzi o strutture sopraelevate. E quanto, molte volte, lo sbarco venga effettuato senza che siano rispettate appieno le norme di sicurezza perché tale modalità rappresenta, di fatto, il modo più facile e immediato per accedere a un luogo di lavoro in quota. 

Questi comportamenti imprudenti possono causare facilmente infortuni sul lavoro, anche con esiti fatali. Lo sbarco in quota dalla piattaforma aerea è diventato una prassi tanto diffusa quanto pericolosa che necessita un rigoroso approfondimento. 

Un operatore di PLE effettua una pericolosa operazione di sbarco in quota su un monumento

Un esempio certamente poco virtuoso e sicuro di sbarco in quota da una PLE

Da parte nostra, vogliamo qui aprire un dibattito partendo da un punto di vista autorevole che sintetizza i differenti approcci, mettendo però al centro gli aspetti normativi e della sicurezza degli operatori. 

Il testo che segue è stato redatto da Mauro Potrich, Responsabile Sistema Qualità e RSPP di CTE e istruttore IPAF, che riteniamo senza dubbio una fonte autorevole per esperienza, militanza e per i contributi prestati alle associazioni e alle istituzioni su questo e altri temi relativi al sollevamento aereo nel corso di questi ultimi vent’anni. 

Rimanete sintonizzati perché questo è solo il punto di partenza. In un prossimo articolo pubblicheremo il punto di vista di altri autorevoli soggetti del settore: costruttori, noleggiatori e distributori.

Sbarco in quota dalle PLE, che cosa prevede la norma costruttiva

Entrando nel merito, è opportuno partire da quanto prevede la norma tecnica armonizzata EN280-1 che specifica i requisiti e le misure di sicurezza per tutti i tipi e le dimensioni di piattaforme di lavoro mobili elevabili destinate a spostare persone alle posizioni di lavoro in cui svolgono mansioni dalla piattaforma di lavoro, con l’intenzione che le persone accedano ed escano dalla piattaforma di lavoro solo in posizioni di accesso a livello del suolo o sul telaio.  

Se la macchina è progettata e fabbricata applicando interamente la EN280-1, che, in quanto norma armonizzata, conferisce presunzione di conformità alla Direttiva Macchine, la possibilità di sbarcare in quota non rientra tra le modalità di utilizzo previste dal fabbricante in quanto tale norma non contempla i rischi derivanti da accessi o uscite dalla piattaforma di lavoro da livelli diversi. Tra l’altro, la norma prevede che il fabbricante indichi nelle istruzioni il “Divieto di salire e scendere dalla piattaforma di lavoro quando elevata”.  

Allo stato attuale, non esiste una norma armonizzata che definisca i requisiti costruttivi di una PLE destinata allo sbarco in quota e dia presunzione di conformità alla direttiva. Il fabbricante di una piattaforma di lavoro elevabile destinata allo sbarco in quota dovrà applicare la Direttiva Macchine per tutti i requisiti essenziali di sicurezza pertinenti compresi i pericoli riguardanti l’accesso o l’uscita dalla piattaforma di lavoro in quota non trattati dalla EN280-1. 

Non potendo applicare una norma armonizzata, il fabbricante dovrà sottoporre la macchina ad esame CE di tipo rivolgendosi ad un Organismo Notificato. Le istruzioni messe a disposizione con la macchina dovranno fornire all’utilizzatore tutte le informazioni necessarie con definiti i limiti di impiego per un possibile utilizzo per lo sbarco in quota. 

Che cosa dice il Testo Unico

Il Testo Unico Sicurezza (D.lgs. 81/2008) all’articolo 71 comma 4 prescrive l’obbligo in capo al datore di lavoro di prendere le misure necessarie affinché le attrezzature di lavoro siano installate e utilizzate secondo le istruzioni d’uso previste dal fabbricante.

Così, qualsiasi utilizzo difforme da quanto previsto dal produttore all’interno del manuale di uso e manutenzione, costituisce certamente una violazione alla normativa. Ne consegue che, in presenza di un esplicito divieto di sbarco in quota contenuto all’interno del manuale, tale pratica debba ritenersi sempre vietata.  

Laddove il costruttore abbia previsto l’utilizzo della macchina per lo sbarco in quota e tale pratica sia da ritenersi la modalità di accesso più sicura al luogo di lavoro in quota rispetto ad altri mezzi di accesso va effettuata una approfondita e dettagliata analisi dei rischi da parte del datore di lavoro che tenga conto delle caratteristiche tecniche della macchina, delle condizioni del cantiere e del luogo di sbarco, questa pratica può essere ritenuta praticabile nei limiti previsti dal fabbricante.  

Una grafica 3D che esemplifica un'operazione di sbarco in quota da PLE

Cosa verificare prima di effettuare uno sbarco in quota dalla PLE

Operativamente, è necessario partire dall’analisi delle caratteristiche costruttive e delle prestazioni della PLE in relazione all’attività prevista.  

Innanzitutto, la PLE scelta deve avere una portata massima superiore al carico necessario per i lavori da eseguirsi comprensiva delle persone (minimo due, in modo tale che uno rimanga costantemente all’interno della piattaforma di lavoro), delle attrezzature e di eventuali materiali impiegati.  

Poi, la struttura estensibile della macchina deve avere una rigidità tale da limitare al minimo le oscillazioni del braccio durante le operazioni di sbarco e reimbarco. Il punto scelto per lo sbarco deve essere idoneo e non esporre il lavoratore a ulteriori rischi di caduta dall’alto. I dispositivi di protezione delle cadute e le modalità di sbarco e reimbarco dovranno essere quelle indicate dal fabbricante nelle istruzioni. 

Sbarco in quota dalle PLE, come svolgere la valutazione dei rischi

Di enorme rilevanza al fine della sicurezza è la valutazione delle caratteristiche dell’area di sbarco: il datore di lavoro deve raccogliere tutte le informazioni tecniche relative all’area, che dovrà essere piana, non scivolosa e dotata di protezioni collettive contro la caduta, linea vita o punti di ancoraggio.

La valutazione dei rischi deve essere particolarmente accurata e considerare tutti i rischi di caduta del lavoratore, di oggetti o materiali impiegati, movimenti improvvisi della PLE, le distanze tra il macchinario e il punto di sbarco, eventuali interferenze con altri macchinari presenti in cantiere, i rischi relativi al carico e scarico di materiali dalla cesta e all’evacuazione dei lavoratori in caso di malore o emergenza. Purtroppo, costatiamo che tutto questo in molti casi non avviene, ed è per questo motivo che si verificano gli infortuni.

Quanto risulta dall’analisi dei rischi andrà poi trasferito all’interno di una procedura operativa di sicurezza che dovrà descrivere tutte le fasi dell’operazione, a partire dal posizionamento e stabilizzazione della PLE su terreno idoneo e in area non soggetta a traffico veicolare e adeguatamente delimitata.

L’operazione di sbarco e reimbarco dovrà essere dettagliatamente descritta nella procedura in modo che venga effettuata con la massima sicurezza in zona di sbarco predisposta con mezzi di protezione collettiva, di una linea vita o di un punto fisso di ancoraggio al quale collegare il proprio sistema di protezione anticaduta prima di effettuare lo sbarco.

Dovrà poi essere prevista una procedura di emergenza per l’evacuazione dei lavoratori in quota e un efficace sistema di comunicazione tra chi opera in altezza e chi coordina l’operazione a livello del suolo.

Un'operazione di sbarco in quota da una PLE

Ulteriori rischi da analizzare

Un altro aspetto da tenere in considerazione riguarda anche la possibile caduta accidentale di attrezzi o materiali in fase di sbarco e quindi l’area sottostante dovrà essere delimitata al fine di evitare l’accesso alle persone e possibili infortuni.

Ulteriore elemento troppo spesso sottovalutato è quello delle condizioni ambientali e meteorologiche in essere, in primo luogo il vento ma anche un eccessivo caldo o freddo in quota cui potrebbero essere soggetti i lavoratori impiegati. A proposito di questi aspetti, il datore di lavoro dovrà provvedere a una completa dotazione di dispositivi di protezione del personale addetto alla lavorazione.

La Regione Lombardia ha recentemente pubblicato con il D.d.s. 29 aprile 2025, n. 5969 una linea guida regionale riguardante l’Uso delle Piattaforme di Lavoro Elevabili nei cantieri temporanei o mobili. Questo documento aggiorna e sostituisce le precedenti linee guida pubblicate (Decreto 6551 del 2014), fornendo indicazioni operative per prevenire incidenti e infortuni connessi all’uso delle PLE (*).

All’interno della guida, in uno specifico capitolo, è trattato il tema dello sbarco in quota con l’indicazione dei principali fattori da considerare per la valutazione dei rischi e le misure tecniche e/o organizzative idonee a ridurre i rischi a livelli accettabili, redigendo una procedura operativa di sicurezza da adottarsi da parte degli operatori sotto la supervisione di un preposto.

Tali informazioni, unite alle istruzioni fornite dal fabbricante, sono sicuramente un utilissimo supporto al datore di lavoro per valutare i rischi connessi allo sbarco e redigere la procedura da seguire nell’attività di sbarco.

Operatori formati e consapevoli

Un aspetto importante e determinante al fine della sicurezza è quello della formazione e della piena consapevolezza dei rischi da parte dei lavoratori. I lavoratori devono essere informati, formati e addestrati secondo la normativa vigente e abilitati alla conduzione di PLE secondo quanto stabilito dal nuovo Accordo Stato-Regioni sulla formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro del 17 aprile 2025.

Oltre a questo, devono essere specificamente formati in relazione all’attività di sbarco in quota attraverso appositi percorsi formativi. Questo significa che saranno messi al corrente in modo dettagliato dei contenuti del piano operativo di sicurezza elaborato nella fattispecie, dei rischi a cui saranno sottoposti e riguardo agli apprestamenti di sicurezza adottati per minimizzare tali rischi.

Da ultimo dovranno essere necessariamente formati sul corretto utilizzo dei DPI di 3^ categoria contro le cadute dall’alto, secondo quanto prescritto dalla normativa specifica in materia. 

Una considerazione conclusiva sullo sbarco in quota dalle PLE

Ribadiamo quanto già scritto in un precedente articolo di qualche anno fa a riguardo sulla rivista IPAF InForma e cioè che riteniamo essenziale arrivare nel più breve tempo possibile a una definizione del tema dello sbarco in quota. La linea guida emessa dalla Regione Lombardia può essere un buon inizio, ma rimane localizzata e limitata nella sua applicazione.  

Auspichiamo che presto veda la luce un documento condiviso tra Ministero del Lavoro, INAIL, Organismi di controllo, Associazioni datoriali, sindacali e di settore, in grado di fare chiarezza sul punto e dare indicazioni operative utili ai datori di lavoro che si trovano davanti alla necessità di far accedere a luoghi di lavoro in quota i propri lavoratori sbarcando dalle PLE.  

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