Piattaforme aeree, cosa possiamo imparare dal Rapporto Globale IPAF sulla Sicurezza 2026

Il rapporto ipaf 2026 sulla sicurezza delle piattaforme aeree
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Dal Rapporto Globale sulla Sicurezza 2026 di IPAF, giunto alla terza edizione digitale e basato sulle segnalazioni di incidenti mortali e gravi del 2025, emergono innanzitutto alcune buone notizie.

Le segnalazioni scendono da 201 a 170, un calo del 15%; le persone coinvolte diminuiscono del 9%, passando a 192; i decessi si riducono del 24%, fermandosi a 76. Il miglioramento arriva da 25 Paesi, uno in meno rispetto al 2024, e riguarda schemi di incidente che restano sostanzialmente gli stessi da anni: cadute, intrappolamento, elettrocuzione, ribaltamento, urti con veicoli o oggetti.

Andando oltre al dato aggregato, tuttavia, emerge una fotografia ancora più interessante. Dietro il calo generale ci sono infatti alcune categorie di incidente che sono migliorate in modo netto, così come categorie altrettanto peggiorate, oltre a una causa di incidente che nel precedente rapporto non figurava tra le prime tre ma che quest’anno sale al primo posto.

Lo stesso report lo segnala con chiarezza: la riduzione complessiva non deve tradursi in un abbassamento dell’attenzione, perché le cause profonde degli incidenti restano invariate anche quando i numeri migliorano. È in questo scarto che si trovano le informazioni utili per chi gestisce un parco macchine.

Rapporto globale IPAF 2026, i dati in miglioramento

Il calo più netto riguarda due categorie che negli anni scorsi avevano preoccupato di più. Il ribaltamento passa da 34 a 15 persone coinvolte (-55,9%) e da 15 a 7 decessi (-53,3%). L’intrappolamento, seconda causa di incidente nel rapporto sui dati 2024, quest’anno crolla: da 31 a 11 persone coinvolte (-64,5%) e da 24 a 9 decessi (-62,5%).

Anche le cadute dalla piattaforma migliorano, ma con una lettura più articolata. Le segnalazioni aumentano, da 22 a 25 (+13,8%), mentre i decessi calano da 25 a 19 (-24%). Un aumento delle segnalazioni accompagnato da un calo dei decessi è probabilmente un segnale positivo più che un peggioramento: indica una maggiore propensione a segnalare anche episodi non fatali, non necessariamente più incidenti reali.

Una piattaforma ragno CTE

È lo stesso principio di lettura che il report richiama più volte a proposito delle “near misses”, ovvero le situazioni di incidenti sfiorati segnalate attraverso il portale IPAF: quando le segnalazioni minori aumentano, è spesso un segno che il sistema di raccolta dati funziona, non che la sicurezza sta peggiorando.

Va aggiunta una nota di cautela sui numeri assoluti, comunque bassi: 11 persone coinvolte nell’intrappolamento o 15 nel ribaltamento sono campioni piccoli, dove poche variazioni annuali generano percentuali di cambiamento molto ampie. Il miglioramento è reale, ma non va letto come una tendenza già consolidata su base statistica solida.

Cosa peggiora

Le stesse proporzioni, in direzione opposta, si vedono nelle categorie che peggiorano. Gli incidenti in cui una piattaforma viene colpita da un veicolo o da una macchina in movimento passano da 4 a 9 decessi, un aumento del 125%, con le persone coinvolte che salgono da 10 a 14 (+40%). Le piattaforme di lavoro a montante (PLAC) e i montacarichi da cantiere, categoria che il report tratta insieme, passano da 1 a 8 decessi, un aumento del 700%, e da 4 a 15 persone coinvolte (+275%).

Il +700% è il numero che salta più all’occhio nell’intero rapporto, ma va maneggiato con la stessa cautela metodologica di cui sopra, anzi di più: si passa da un singolo decesso a otto. Una variazione così ampia, su una base di partenza minima, può derivare da pochi episodi concentrati in un’area geografica o in un tipo di cantiere, più che da un peggioramento strutturale del rischio.

Il report, parlando di questa categoria, non individua la principale causa degli incidenti nel comportamento degli operatori ma nell’insieme delle attività di installazione e configurazione, nell’integrità dei tiranti e nelle procedure di ispezione e manutenzione: tutte le segnalazioni, peraltro, provengono dal settore edile.

Detto questo, la direzione del dato resta un segnale da non ignorare. Che si tratti di otto decessi o di uno, il report descrive guasti che riguardano l’intero ciclo di vita dell’attrezzatura, dall’installazione allo smontaggio: un ambito su cui un noleggiatore ha voce in capitolo diretta, più che sulla formazione dell’operatore finale.

La principale causa di incidente nel Rapporto IPAF 2026

Nella precedente edizione del report, le tre cause principali di incidente erano ribaltamento, intrappolamento e cadute dalla piattaforma. Nel rapporto 2026 la classifica cambia: le tre cause principali diventano elettrocuzione, cadute dalla piattaforma e ribaltamento. L’intrappolamento, che un anno prima era la seconda causa con un aumento del 75% nelle segnalazioni, esce dalla classifica proprio nell’anno in cui crolla più nettamente.

L’elettrocuzione, con 28 segnalazioni, 33 persone coinvolte e 20 decessi, resta sostanzialmente stabile rispetto al 2024 (ad eccezione del -9,1% sui decessi). A spingerla al primo posto non è quindi un suo peggioramento, ma il crollo dell’intrappolamento, che l’anno scorso la precedeva. Resta comunque la categoria con il numero assoluto di decessi più alto tra tutte, ed è descritta nel report come un rischio “sproporzionatamente elevato” rispetto a molti altri tipi di incidente in termini di letalità.

Va però precisato un punto: calcolando il rapporto tra decessi e persone coinvolte per ogni categoria, l’elettrocuzione ha un tasso di letalità del 60,6%, alto ma non il più alto in assoluto. Il tasso peggiore appartiene proprio all’intrappolamento (9 decessi su 11 coinvolti, 81,8%), seguito da colpito da veicolo o macchina (64,3%) e cadute dalla piattaforma (63,3%). Il dato sull’intrappolamento va letto con cautela, perché il campione è piccolo, ma dice qualcosa di rilevante: la categoria che migliora di più quest’anno resta, quando accade, quella con l’esito più spesso fatale.

I dati del rapporto ipaf 2026 sulla sicurezza delle piattaforme aeree

Sommando i decessi delle sette categorie esaminate in questo articolo si arriva esattamente a 76, il totale complessivo indicato dal rapporto: una conferma che, insieme, coprono l’intero quadro degli incidenti mortali segnalati nel 2025.

Le tipologie di piattaforme più coinvolte

Le PLE di tipo 3A (verticali) trainano ribaltamento (40% dei casi) e intrappolamento (45,5%). Le 3B (a braccio) pesano di più su cadute dalla piattaforma (26,7%) e sugli urti con veicoli o macchine (36%). Le 1B, montate su veicolo, dominano invece l’elettrocuzione (42,4%), coerente con un profilo di utilizzo che porta più spesso vicino a linee elettriche aeree, in ambito di manutenzione stradale o telecomunicazioni.

Il settore delle costruzioni resta trasversalmente il più esposto, con le percentuali più alte di segnalazioni in quasi tutte le categorie, seguito a distanza dall’arboricoltura, particolarmente rilevante per elettrocuzione e colpito da oggetto in caduta.

Un dato che riguarda direttamente il lettore italiano compare nella sezione sulle cadute dalla piattaforma: l’Italia è il terzo Paese per numero di segnalazioni, con il 12% del totale, dietro Stati Uniti e Regno Unito, entrambi al 18%.

Il fattore umano e la normalizzazione del rischio

Al di là delle singole categorie, il rapporto individua un filo conduttore comune a gran parte degli incidenti: la componente umana. Non tanto la mancanza di competenza formale, quanto il modo in cui pressioni operative, scadenze, condizioni di cantiere mutevoli e la familiarità con compiti di routine finiscono per allontanare gradualmente le persone dai sistemi di lavoro sicuri già in atto.

Maurizio Quaranta, Responsabile IPAF per l’Italia, la descrive così: “Dietro molti incidenti emerge il fattore umano: la pressione dei tempi, le condizioni del cantiere che cambiano, le esigenze produttive, le difficoltà di comunicazione. A tutto questo si aggiunge un fenomeno ancora più insidioso: la progressiva normalizzazione del rischio. Una scorciatoia utilizzata dieci volte senza conseguenze finisce per sembrare una procedura accettabile. Fino all’undicesima. Non basta quindi conoscere il rischio. Occorre riuscire a mantenere nel tempo comportamenti coerenti con quella conoscenza, anche quando il lavoro diventa routine, quando i tempi si accorciano o quando il contesto operativo cambia”.

Il volume di segnalazioni minori raccolte nel 2025 dà una misura di quanto sia ampia la base di questo fenomeno rispetto ai soli casi mortali e gravi: 262 quasi incidenti, 93 lesioni lievi, 95 interventi di primo soccorso, 343 danni alle attrezzature. Sono numeri che, letti insieme ai 170 incidenti mortali e gravi, restituiscono l’idea di un iceberg: gli esiti più gravi sono la parte visibile di una base molto più ampia di comportamenti a rischio, spesso tollerati finché non producono conseguenze.

Perché segnalare conta

Tutti i dati citati in questo articolo derivano dal Portale di Segnalazione Incidenti di IPAF, uno strumento aperto a chiunque operi nel settore delle piattaforme aeree: operatori, datori di lavoro, aziende di noleggio, formatori. Le segnalazioni possono essere inviate in forma anonima e coprono un ambito più ampio dei soli incidenti mortali o gravi, comprendendo anche quasi incidenti, lesioni lievi, interventi di primo soccorso e danni alle attrezzature.

IPAF si impegna a mantenere tutti i dati ricevuti completamente anonimi: una condizione che serve a proteggere l’identità delle persone coinvolte e, allo stesso tempo, a mantenere la fiducia nel processo di segnalazione, presupposto necessario perché arrivino segnalazioni in numero sufficiente da rendere l’analisi significativa. I dati raccolti alimentano poi campagne di sicurezza, linee guida tecniche e programmi di formazione a livello globale.

Come sottolinea Quaranta, “segnalare gli incidenti e i near miss significa trasformare un’esperienza individuale in conoscenza collettiva. È attraverso l’analisi delle segnalazioni provenienti da Paesi, settori e differenti tipologie di macchine che IPAF può individuare schemi ricorrenti e orientare campagne, formazione e strumenti di prevenzione là dove sono realmente necessari”.

Per un’azienda di noleggio, incoraggiare la segnalazione da parte dei propri clienti e dei propri operatori è un gesto di collaborazione con IPAF, ma soprattutto un modo indiretto di migliorare la qualità dei dati su cui si baseranno, l’anno successivo, le linee guida e le raccomandazioni che lo stesso settore userà per calibrare formazione e attrezzature.

Quaranta riassume così il senso complessivo del rapporto: “I dati del 2025 ci dicono che stiamo migliorando. Ma ci ricordano anche che tecnologia, procedure e formazione possono portarci soltanto fino a un certo punto. L’ultimo tratto continua a dipendere dalle persone, dalla capacità di riconoscere il rischio e dalle scelte che compiamo ogni giorno sul luogo di lavoro. Perché gli incidenti non sono inevitabili. E i numeri di quest’anno dimostrano che possiamo ridurli”.

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