Crollano il noleggio a breve termine e il car sharing

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L’insolita, ma ormai consueta, cornice online ha reso possibile la presentazione della 19esima edizione del Rapporto Aniasa.

I numeri dello scorso anno nel settore e presenti nel Rapporto, sono purtroppo diventati rapidamente obsoleti rispetto all’attuale scenario post Covid-19. L’interesse degli operatori del noleggio di mezzi per lo spostamento su quattro ruote è tutto incentrato sulle prospettive, al fine di comprendere cosa fare nei mesi che verranno.

Non tutto è negativo: se vogliamo vedere la parte piena del bicchiere però dobbiamo concentrarci sul lungo termine, come si evince dalle proiezioni.

Andiamo con ordine, presentando prima i dati del 2019, poi un consuntivo ragionato di questo primo orribile scorcio del 2020.

I numeri nel complesso

Nel 2019, il settore del noleggio e del vehicle sharing ha complessivamente registrato una significativa crescita della flotta, raggiungendo quota 1,2 milioni di veicoli in circolazione (+100mila unità rispetto all’anno precedente) e un fatturato di oltre 7 mld di euro (+8% vs 2018).

Sul fronte immatricolazioni, il comparto ha superato quota 500mila veicoli, attestandosi ormai stabilmente al 25% del mercato nazionale, per un valore record di 11 miliardi di euro di acquisti di nuovi mezzi.

Car-sharing-coronavirusDopo un inizio positivo, da febbraio 2020 è entrata in scena l’emergenza Coronavirus che ha travolto il settore della mobilità a noleggio in modo diverso a seconda del modello di business, con punte di crollo verticale fin quasi alla sparizione dei segmenti più esposti.

Di positivo c’è che, nella fase più acuta della crisi sanitaria, la flotta dei mezzi a noleggio (soprattutto i furgoni) è rimasta operativa per garantire l’ultimo miglio alla distribuzione di prodotti alimentari, farmaceutici e di prima necessità, oltre agli improcrastinabili spostamenti per motivi di lavoro.

Nel trimestre marzo-aprile-maggio le immatricolazioni del settore si sono però bloccate: in soli 90 giorni si sono perse 155mila nuove auto e veicoli commerciali, per un valore di 3,1 miliardi di euro e quasi 1 miliardo di entrate per l’Erario in meno tra IVA e tasse varie.

La pandemia, dicevamo, ha colpito in modo differente i diversi business della mobilità flessibile. Sono crollate le attività di noleggio a breve termine e il car sharing, mentre il lungo termine ha fin qui tenuto, anzi, è il comparto che mostra prospettive anche migliori rispetto al passato.

Noleggio a breve, un mal di testa pazzesco

Il noleggio di auto e veicoli a breve termine è stato colpito proprio in prossimità dei suoi momenti di picco stagionale, con il break pasquale azzerato e un’estate praticamente compromessa anche dall’assenza di turismo straniero nella nostra Penisola, anche se qualcuno è tornato timidamente ad affacciarsi nei nostri luoghi di villeggiatura.

Le immatricolazioni nel comparto sono la cartina tornasole di questo crollo verticale, con un -98% nel trimestre marzo-maggio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Per dare una connotazione più precisa e agghiacciante alle percentuali, ad aprile sono state solo 12 le nuove vetture immesse in flotta, contro le 27mila dell’anno precedente.

Il crollo è comunque testimoniato da tutti i principali indicatori: numero di noleggi -82%, fatturato -70%, immatricolazioni -98%.

Una parziale inversione di tendenza è iniziata a partire dalla seconda metà di maggio, ma su numeri totalmente diversi da quelli che di consueto si registrano in questa stagione.

Car sharing frenato dal lockdown e dal telelavoro

Anche il car sharing ha subito un duro contraccolpo, per dirla con un eufemismo.

EMERGENZA CORONAVIRUS, SANIFICAZIONE VETTURE CARSHARINGComplice il blocco di marzo-aprile e il parziale fermo degli spostamenti per motivi di lavoro l’auto condivisa, che pure nel 2019 aveva fatto segnare un deciso consolidamento del proprio business (oltre 2 milioni e 100mila iscritti e 12 milioni di noleggi), ha registrato una contrazione del 73% dei noleggi e del 75% del fatturato.

Il mese di maggio ha fornito i primi segnali parzialmente incoraggianti, con il business ritornato al 50% della propria attività pre-Covid nelle principali città, ma le prime rilevazioni sul comportamento degli utenti nel periodo ampliano lo spettro delle considerazioni.

Su tutto, peserà la qualità del servizio e una maggiore attenzione al cliente, fin qui messo a margine da pratiche eccessivamente industrializzate. I clienti avranno invece bisogno di maggiori certezze, ad esempio sui processi di sanificazione, e di una presenza decisamente diversa da parte degli operatori nelle fasi di relazione rispetto agli standard fin qui consolidati. Più umanità e meno chatbot, per intenderci.

Il noleggio a lungo termine resiste alla crisi

Il segmento che sembra avere subito in modo minore l’impatto della pandemia, anche in considerazione delle caratteristiche tipiche del business (contratti aziendali con durata media di 3 anni) è il noleggio a lungo termine.

Un comparto in crescita costante che lo scorso anno aveva raggiunto una flotta di quasi 1 milione di veicoli (+13%) e 282mila immatricolazioni.

Da quando si sono palesati i primi casi di Covid nel nostro Paese, anche il NLT si è fermato (-73% di immatricolazioni nel cumulato di marzo-aprile-maggio con flotta e fatturato in leggera contrazione, rispettivamente -0,5% e -1%, rispetto al periodo pre-Covid), ma lo scenario sui comportamenti d’uso dell’auto, sia dal punto di vista personale che aziendale, unitamente a uno sviluppo tecnologico che facilita non poco le fasi di engagement, fanno convergere sul noleggio a lungo termine prospettive molto interessanti, anche sul target dei privati.

Il che significa anche un nuovo e più interessante ruolo per i dealer, se solo si dessero una mossa.

La totale assenza della politica

Il settore automotive, che già non godeva in generale di buona salute e di solide prospettive prima del Covid-19 per via di politiche confuse sulle motorizzazioni, con sconcertanti penalizzazioni sul diesel e una comunicazione poco trasparente sulle reali motivazioni delle scelte verso l’elettrico, sembra essere stato completamente dimenticato in questa fase un po’ da chiunque.

E questo nonostante l’impatto della pandemia sulla mobilità a noleggio e in sharing sia stato molto più pesante di altri settori a cui sono state date però concrete e immediate misure di sostegno.

Massimiliano Archiapatti

Massimiliano Archiapatti

Aniasa, come molte altre associazioni del settore auto, ha chiesto a gran voce interventi efficaci all’Esecutivo sui mercati automotive e turismo, sottolineando che su queste due filiere strategiche per il nostro Paese sono state previste fin qui misure insufficienti e prive di una visione strategica.

In conclusione di questo primo articolo, lasciamo la parola al Presidente Aniasa Massimiliano Archiapatti che esprime con chiarezza la delusione del settore nei confronti della politica.

 “Sconcerta, a quasi quattro mesi dall’inizio della pandemia, la totale assenza di attenzione da parte del Governo per due filiere strategiche per l’Italia: l’automotive (11% del PIL) e il turismo (16% del PIL). Gli annunciati voucher vacanze, ridottisi a poche centinaia di euro per limitate fasce di popolazione, riguarderanno solo una piccola parte della filiera. Ci chiediamo anche che fine abbia fatto la campagna “Viaggio in Italia” annunciata dal Premier qualche settimana fa con cui si sarebbe dovuto promuovere a livello internazionale il turismo nel nostro Paese. Sul fronte automotive è imbarazzante l’assenza di risorse messe in campo e di una chiara strategia, a differenza di quanto si sta verificando in altri Paesi d’Europa.

Senza interventi concreti, la crisi economica fermerà gli acquisti di nuove auto, provocando il collasso del mercato e rallentando il rinnovo del nostro parco circolante nazionale (38 milioni di veicoli), il secondo più anziano del Continente, con oltre il 30% del circolante ante Euro4 (oltre 14 anni di anzianità).

E’ ora di abbandonare un approccio ideologico alla mobilità. Per questo ribadiamo al Governo la nostra proposta che produrrebbe immediati benefici sulla domanda di mobilità, sull’ambiente e, non ultimo, sul fronte delle Entrate per l’Erario: estensione dell’ecobonus, oggi previsto solo per limitate fasce di veicoli, alle vetture usate con standard di emissioni Euro 6 a seguito di rottamazione di veicoli Euro 0, 1, 2, 3 e 4. Per venire incontro alle esigenze di cassa del Governo, l’ecobonus potrebbe essere erogato tramite credito d’imposta o mediante esenzione dal pagamento delle tasse automobilistiche (IPT e tassa automobilistica regionale) e avrebbe il pregio di raggiungere classi sociali con minore capacità di spesa (quelle spesso in possesso di veicoli più inquinanti e che senza supporto non cambierebbero la propria auto)”.

 Nei prossimi articoli, sempre prendendo spunto da quanto presentato durante il 19° Rapporto Aniasa, analizzeremo gli aspetti che mettono invece l’automobile in cima alle scelte degli italiani in tema di spostamenti e mobilità privata e di lavoro, per i lunghi mesi post Covid-19 che ci attendono.

Tag dell'articolo: Autonoleggio

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