Cala l’ottimismo delle imprese dell’Eurozona

Indice PMI Eurozona trimestrale
Indice PMI Eurozona trimestrale

Fonte: Markit Economics ed Eurostat

Secondo le indagini della società Markit Economics, il clima di fiducia delle imprese europee è peggiorato negli ultimi mesi fino a toccare i minimi degli ultimi due anni.

L’indagine, condotta a Giugno prima degli esiti del referendum britannico sull’uscita dall’UE, mostrava già allora segnali di peggioramento della situazione. Anche se è vero che, con riferimento ai livelli di attività previsti per i prossimi dodici mesi, il saldo tra ottimisti e pessimisti è ancora ampiamente positivo (+31%), esso è in calo dal +37% di inizio anno, e ai minimi da Ottobre 2014.

In altre parole, sembra che l’ottimismo delle imprese europee si stia un po’ sgonfiando, un fenomeno comune a tutte e quattro le economie più grandi.

Sul fronte positivo, restano incoraggianti i segnali sul fronte degli investimenti in capitale (saldo tra aumento e diminuzione pari a +11%) e in personale (+16%).

Aumenta il rischio politico

Nonostante questi segnali positivi sul fronte degli investimenti, l’indagine di Giugno ha anche fatto emergere preoccupazioni diffuse sul fronte della stabilità politica del Continente, che pone un significativo rischio di far deragliare la crescita prevista per il resto dell’anno.

In modo abbastanza presciente, le imprese intervistate segnalavano la Brexit come rischio più forte per la stabilità dell’Eurozona: i livelli di ottimismo delle imprese britanniche, in particolare, erano ai minimi da quattro anni, ma la preoccupazione era condivisa in particolare anche da quelle irlandesi.

In ogni caso, l’incertezza politica non si ferma alla Brexit. Tra le preoccupazioni più citate c’erano anche quelle sulla stabilità dei governi in Italia, Germania, Francia e specialmente Spagna, ma anche sull’esito delle prossime elezioni negli USA.

Il capo economista di Markit, Chris Williamson, ha detto:

Il promettente miglioramento del sentiment delle imprese europee visto a inizio anno è evaporato nell’incertezza politica. Lo scompiglio derivante da un’eventuale Brexit (sic!) è in cima alle preoccupazioni delle imprese, ma c’è anche tensione su altri elementi di incertezza nell’Area dell’euro. (…) C’è chiaramente un forte rischio che il voto britannico per uscire dall’UE, e il potenziale contagio, alimentino un’ampia incertezza politica nei prossimi mesi, e la crescita ne soffrirà inevitabilmente. Tecnici e governi avranno il loro bel daffare per mantenere la fiducia delle imprese e dei consumatori in quello che potrebbe essere un anno sfidante per l’Europa.

Cala la produzione industriale

Sempre secondo Markit Economics, le imprese produttive dell’Eurozona hanno inoltre visto calare la loro produzione a Maggio 2016, in un ulteriore segno della debolezza della ripresa in corso. La produzione industriale è quindi calata in cinque degli ultimi sette mesi; la media mobile a tre mesi (un indicatore meno soggetto a volatilità, mostrato nel grafico a corredo di questo articolo) è ai minimi da Agosto 2014.

Il calo dell’1,2% di Maggio ha quasi completamente invertito la crescita di +1,4% di Aprile, lasciando la produzione a un livello inferiore dello 0,4% nel secondo trimestre rispetto al primo. Questo calo potenziale, se confermato a Giugno, metterebbe in serio pericolo la possibilità che il PIL europeo possa crescere dello 0,6% anche nel secondo trimestre (come ha fatto nel primo).

Il calo della produzione ha riguardato un po’ tutti i settori, e in particolare quello energetico.

Clima in peggioramento

Per Giugno ci si attende un miglioramento dell’indice PMI industriale europeo, per cui potrebbe essere un errore interpretare il dato di Maggio in modo troppo negativo. Ma è anche vero che il sentiment delle imprese è peggiorato da allora, specialmente a causa dell’impatto della Brexit.

Nel frattempo, la produzione nelle costruzioni in Gran Bretagna è scesa con un tasso di riduzione che non si vedeva da Giugno 2009. Lo riportano i risultati dell’ultima indagine Markit/CIPS (Chartered Institute of Procurement & Supply) che calcola l’indice PMI (Purchasing Managers’ Index) del settore.

Tra gli altri risultati ci sono la contrazione dei nuovi ordini al ritmo più rapido da Dicembre 2012, che porta a un ritorno della recessione nel settore edile del Regno Unito, sia nel settore residenziale che in quello commerciale.

Tag dell'articolo: Mercato e statistiche, PMI

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