Aggiornamento sulla situazione ecnomico-finanziaria

Aggiornamento del Bollettino Economico
Aggiornamento del Bollettino Economico

Nel mese di ottobre la Banca d’Italia ha rilasciato il proprio Bollettino Economico n. 4 del 2018. Nonostante gli strali che sempre più spesso da una parte dell’opinione pubblica vengono lanciati contro i cosiddetti “tecnici”, resta ancora rilevante tenere presente, nella pianificazione dell’attività aziendale e nell’analisi competitiva, come è la situazione dell’economia del Paese, attraverso informazioni fornite da enti competenti.

Aggiornamento del Bollettino Economico

Vi riportiamo per questo alcuni stralci estratti dal commento al Bollettino, editati e sintetizzati per maggiore semplicità e con alcuni nostri commenti,rimandandovi alla sua pagina nel sito della Banca d’Italia per chi volesse la sua versione originale o maggiori approfondimenti.

Crescono i rischi per l’economia globale

Nelle principali economie avanzate la crescita resta solida, ma il commercio mondiale ha sensibilmente rallentato. Sono aumentati i rischi che derivano dalle minacce di misure protezionistiche, il che ha portato molte imprese a ridurre la propria attività di investimento. Questo potrebbe riflettersi negativamente sulla produzione industriale italiana, in buona parte diretta all’export, e da qui sugli investimenti e sull’occupazione.

Nell’area euro le condizioni monetarie restano (abbastanza) accomodanti

Nell’area dell’euro l’attività economica, pur continuando a espandersi, ha rallentato. L’inflazione si è mantenuta intorno al 2%, ma quella di fondo stenta a rafforzarsi. Nonostante le rassicurazioni sul fatto che i tassi di interesse debbano restare a livelli molto bassi ancora a lungo, il Consiglio Direttivo della BCE ha ridotto in ottobre gli acquisti netti di titoli: questo, unito alla decisione di interrompere tali acquisti da gennaio 2019, potrebbe far salire i loro rendimenti futuri.

In Italia la crescita prosegue, ma rallenta

In Italia nel secondo trimestre la forte espansione degli investimenti ha contribuito a sostenere la crescita, ma le esportazioni (motore della crescita nei trimestri precedenti) sono rimaste stabili, a causa della debolezza del commercio mondiale. Gli indicatori congiunturali disponibili suggeriscono che nei mesi estivi si è registrato un ristagno della produzione industriale, una prosecuzione della crescita nei servizi e un contributo moderatamente positivo delle costruzioni.

Sono rimasti favorevoli gli indici di fiducia del settore edilizio, delle famiglie e delle imprese di produzione; specialmente per queste ultime sono tuttavia emersi segnali di minore ottimismo nel corso dell’estate, a causa dell’inasprirsi delle tensioni commerciali internazionali.

La disoccupazione è scesa, crescono i salari (e l’inflazione)

Nel secondo trimestre è proseguito il recupero del mercato del lavoro. L’occupazione è salita in misura marcata in primavera. La disoccupazione si è ridotta, toccando il 9,7% in agosto; la contrazione è stata rilevante anche per i giovani. La crescita dei salari contrattuali, che aveva mostrato segnali di ripresa dalla fine dell’anno precedente, si è rafforzata sia nel settore privato sia nel totale dell’economia.

L’inflazione è cresciuta nel terzo trimestre riportandosi all’1,7%, livello massimo dall’inizio del 2013. Alla ripresa dei prezzi ha contribuito l’aumento delle quotazioni dei beni energetici; la dinamica della componente di fondo è ancora modesta. Le attese sull’andamento dei prezzi rilevate nei sondaggi presso le imprese italiane si stanno rafforzando.

Le tensioni sui titoli di Stato possono mettere in difficoltà le banche

I mercati finanziari italiani sono stati interessati da forti tensioni, connesse con l’incertezza degli investitori sulle decisioni del Governo. I rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati, e anche il premio per il rischio, dopo marcate oscillazioni, è tornato a crescere. Il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi si collocava a metà ottobre a oltre 300 punti base.

Questo potrebbe creare problemi in un contesto in cui paradossalmente, dall’inizio del 2018, le condizioni reddituali e patrimoniali delle banche erano significativamente migliorate. Lo testimonia l’andamento in Borsa dei titoli bancari: a metà ottobre le quotazioni delle aziende di credito, che erano cresciute significativamente nel 2017, erano in calo rispetto alla prima metà dell’anno; i premi sui CDS dei principali istituti (titoli derivati che costituiscono una sorta di assicurazione in caso di fallimento delle aziende) erano più elevati di 40 punti base rispetto alla fine di giugno (e di circa 110 rispetto alla fine di marzo).

Nel 2018 è anche proseguito il miglioramento della qualità del credito: l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti è scesa al 4,7% nel secondo trimestre. I prestiti a famiglie e imprese sono cresciuti moderatamente, sostenuti da una contenuta espansione della domanda.

Il Governo programma politiche espansive

Nonostante nella Nota di aggiornamento al DEF 2018 il Governo abbia stimato per quest’anno una riduzione dell’indebitamento netto all’1,8% del PIL (dal 2,4% del 2017), per l’anno 2019 lo ha fissato al 2,4%, circa il doppio dell’1,2% tendenziale atteso in precedenza. Nei due anni successivi il disavanzo programmato diminuirebbe, riportandosi nel 2021 sullo stesso livello atteso per l’anno in corso (1,8% del PIL).

A fronte di questo aumento del debito, la manovra determinerebbe, nelle valutazioni ufficiali, un significativo stimolo all’economia. L’effettiva intensità di questi effetti dipenderà dal disegno, dalla tempistica e dalle modalità di attuazione delle misure. L’efficacia delle politiche di bilancio nel sostenere l’economia dipenderà anche dal mantenimento della fiducia dei risparmiatori e degli investitori nei confronti del percorso di risanamento delle finanze pubbliche.

Un’ultima considerazione

Permetteteci, cari lettori, di aggiungere alle informazioni fornite dalla Banca d’Italia una nostra considerazione personale: l’espansione del deficit da parte del Governo, anche a causa del termine degli acquisti di titoli da parte della BCE (e ad altri eventi negativi, come un declassamento del rating a titoli-spazzatura), potrebbe portare a un aumento sensibile dai costi del nostro debito. In questo scenario, nel 2019 o nel 2020 alcune delle politiche espansive del Governo potrebbero essere ridotte, cancellate o addirittura ribaltate, oppure affiancate da aumenti delle tasse di altra natura.

In uno scenario di questo tipo l’effetto più negativo sarebbe l’aumento dell’incertezza per le aziende, che le porterebbe a bloccare qualsiasi tipo di investimento nel propri mezzi di produzione o nel personale.

Tag dell'articolo: Scenario Economico

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