Noleggio, quali sono le casistiche di infortunio più diffuse tra i dipendenti

Nel noleggio, parlare di sicurezza significa misurarsi con situazioni operative che cambiano ogni giorno, tra interventi in officina, trasporti su strada, cantieri e lavori in quota, spesso con macchinari maneggiati da operatori che li utilizzano per la prima volta, come accade di frequente nel noleggio a freddo.
Il rischio è parte integrante del mestiere, ma resta fondamentale capire dove si concentra davvero e quali figure sono più esposte. Uno studio di European Rental Association (ERA) ha provato a rispondere a questa domanda con dati concreti, offrendo uno sguardo approfondito sugli infortuni nel settore per aiutare le aziende a costruire strategie di prevenzione più mirate e a intervenire dove serve davvero.
Lo studio, realizzato come parte del nuovo Occupational Safety and Health Toolbox, ha analizzato i dati sugli incidenti del 2022 raccolti da sei grandi aziende del noleggio attive in Europa.
Noleggio e sicurezza sul lavoro, cosa dicono i dati
Lo studio si è basato su dati forniti da sei big del mercato europeo: Nixon Hire (Regno Unito), Loxam e Kiloutou (Francia), Boels Rental (Paesi Bassi), Zeppelin Rentals (Germania) e Sunbelt Rentals, che opera su larga scala nel Regno Unito. Insieme, queste realtà rappresentano un campione significativo del settore, con un totale di 21.602 dipendenti nel periodo analizzato.
Nel corso del 2022, queste aziende hanno registrato complessivamente 531 infortuni sul lavoro, che hanno comportato la perdita di 4.068 giornate lavorative (pari a circa 32.500 ore di lavoro). In media, ogni singolo incidente ha causato circa 61 ore di assenza, una cifra che dà la misura dell’impatto reale di ogni evento sul funzionamento quotidiano delle imprese.
Nello specifico, il report ha messo in luce un dato particolarmente rilevante: tre delle categorie professionali tipiche del settore sono responsabili da sole di oltre il 75% degli infortuni registrati nel settore del noleggio nel 2022. Si tratta di meccanici, autisti addetti alla consegna e operatori del traffico. Un dato che conferma la maggiore esposizione di queste figure a condizioni operative dinamiche, spesso imprevedibili, e con un alto livello di interazione con mezzi, macchine e ambienti di lavoro complessi.
Il Lost Time Incident Rate
Un elemento centrale dell’analisi è stato il Lost Time Incident Rate (LTI), un indicatore che mette in relazione il numero di incidenti con assenza dal lavoro con il totale delle ore lavorate, permettendo un confronto tra aziende e settori diversi, nonché tra le varie funzioni all’interno dello stesso comparto.
Dall’elaborazione dei dati è emerso che, nonostante i meccanici rappresentino il gruppo con il maggior numero complessivo di ore perse (circa 13.000), sono gli operatori macchina a registrare il LTI più elevato. Questo suggerisce una maggiore incidenza di infortuni gravi all’interno di questa categoria. Seguono, in ordine decrescente, gli autisti, gli ispettori e gli operatori del traffico.
Va comunque segnalato che il dato relativo agli operatori macchina potrebbe essere stato influenzato da un’anomalia significativa proveniente da una singola azienda partecipante, attualmente oggetto di ulteriori verifiche.
In ogni caso, il valore medio di LTI nel campione analizzato è stato pari a 14,4. Un risultato che, se confrontato con il tasso medio statunitense per le industrie private nel 2023 (pari a 2,4 casi ogni 100 lavoratori full-time), mostra come il settore del noleggio presenti rischi significativamente superiori rispetto alla media degli altri settori.
Le cause principali degli infortuni nel noleggio
L’analisi ha individuato alcune dinamiche ricorrenti alla base degli incidenti. La maggior parte degli infortuni è stata causata da contatti accidentali o collisioni, seguiti da scivolamenti, inciampi e cadute. Altri fattori rilevanti includono intrappolamenti minori e schiacciamenti da carichi pesanti. Dal punto di vista delle lesioni, le zone corporee più frequentemente coinvolte sono state le mani (24,3% degli incidenti) e le braccia (13,3%).
I dati raccolti dal report rappresentano una base utile per le aziende di noleggio che intendano rafforzare i propri protocolli di sicurezza. La disponibilità di benchmark specifici per il settore consente infatti una valutazione più accurata dei rischi, facilitando l’individuazione delle aree più critiche e la definizione di interventi mirati.
In questo contesto, è importante ricordare che esistono altre risorse preziose per monitorare e analizzare l’andamento degli incidenti nel settore. Tra queste merita sicuramente una menzione IPAF (International Powered Access Federation), che pubblica annualmente un report globale sugli infortuni legati all’utilizzo di piattaforme aeree, oltre a una grande quantità di materiale informativo sulle specifiche casistiche e sulle prassi da adottare per prevenire le situazioni di rischio.
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