Macchine operatrici a idrogeno, a che punto siamo?

Anche nel settore delle macchine operatrici, l’idrogeno si sta ritagliando un ruolo sempre più rilevante come alternativa sostenibile al diesel, specialmente nei cantieri dove le batterie non riescono ancora a garantire prestazioni sufficienti in termini di autonomia e potenza erogata.
Ormai da diversi anni, la crescente attenzione alla sostenibilità e le pressioni regolatorie stanno spingendo costruttori, noleggiatori e fornitori di energia temporanea a investire in tecnologie a basse emissioni. Tra queste, l’idrogeno è forse la più promettente da un punto di vista energetico, ma anche una delle più complesse da implementare su larga scala.
La sua attrattiva è facilmente spiegabile: l’idrogeno è l’elemento più abbondante dell’universo, ha una densità energetica per massa quasi tripla rispetto al diesel e quando viene utilizzato in una cella a combustibile o bruciato in un motore termico produce solo acqua e potenza, senza emissioni di CO₂. Questo, sulla carta, lo renderebbe perfettamente spendibile anche per le applicazioni più pesanti, dove la durata e l’autonomia operative sono fattori critici.
Tuttavia, se il potenziale è elevato, i passi concreti verso l’adozione diffusa nel mondo delle costruzioni sono ancora agli inizi.
A che punto è lo sviluppo delle macchine operatrici a idrogeno
Negli ultimi anni, diversi produttori hanno cominciato a introdurre prototipi e piccole serie di macchine alimentate a idrogeno, con progetti che spaziano dai generatori alle macchine da cantiere.
Da un punto di vista dell’approccio tecnico, le soluzioni attualmente in sviluppo sono soprattutto due, ossia i motori a combustione interna e le celle a combustibile. Al netto delle differenze, entrambe condividono l’obiettivo di fornire un’alternativa praticabile, sostenibile e performante al diesel.
Uno degli sviluppi più significativi arriva da JCB, che ha investito oltre 120 milioni di dollari nello sviluppo di un motore proprietario a combustione interna alimentato a idrogeno, impiegando nel progetto ben 150 ingegneri. Dopo la presentazione del prototipo a CONEXPO 2023, il motore ha ricevuto nel gennaio 2025 l’approvazione ufficiale per l’uso commerciale nei macchinari da parte dell’ente olandese RDW.
Si tratta di un’autorizzazione definita “storica” per il settore, che ha aperto la strada alla certificazione anche in altri Paesi europei tra cui Germania, Francia, Spagna, Regno Unito e Svizzera. L’obiettivo è l’integrazione progressiva nei mezzi da cantiere già a partire dal 2026.
Generatori, torri faro e piattaforme aeree
Nel campo dell’energia temporanea, una società specializzata nella produzione di generatori a celle a combustibile a idrogeno ha presentato nel 2025 la seconda generazione del proprio generatore da 200 kW. Rispetto alla versione precedente, l’unità è più compatta, leggera e meno costosa da produrre. Le migliorie ne facilitano il trasporto e ne riducono i costi operativi, due fattori chiave per l’adozione in cantiere.
Sempre nel Regno Unito, un’azienda attiva nel noleggio e nella produzione ha superato il traguardo delle 500 torri faro mobili alimentate a celle a combustibile. Le unità, sviluppate in collaborazione con un fornitore di gas industriale, sono in uso dal 2010 e utilizzano celle Hymera, abbinate a lenti ottiche che migliorano la visibilità riducendo l’abbagliamento.
In Francia, Haulotte ha avviato un progetto pionieristico per integrare celle a combustibile nelle proprie piattaforme . Dopo una prima fase di elettrificazione dei modelli storicamente diesel, il costruttore ha sostituito il range extender a gasolio delle sue piattaforme semoventi con una versione alimentata a idrogeno.
Nel 2023, Niftylift e un’importante società di noleggio britannica hanno presentato le prime piattaforme aeree ibride alimentate da idrogeno ed elettricità, i modelli HR15E e HR17E. Secondo i dati forniti, le macchine possono operare fino a cinque giorni con una sola carica elettrica, mentre la cella a combustibile fornisce autonomia aggiuntiva per impieghi intensivi. L’adozione di serbatoi removibili consente un sistema di ricarica semplice, senza necessità di utensili speciali o competenze ingegneristiche. Una formazione di base, svolta in poche ore, è sufficiente per rendere il personale operativo.
Macchine operatrici a idrogeno, i principali ostacoli per la diffusione
Il sistema sviluppato da Haulotte è particolarmente significativo anche per come mette in luce quelli che sono attualmente gli ostacoli principali per la diffusione delle motorizzazioni a idrogeno.
Testato per la prima volta su un modello HS18 E PRO nel 2024 presso un sito militare vicino Parigi, il sistema utilizza una cella della stessa dimensione del modulo diesel, garantendo tempi di ricarica e prestazioni equivalenti. Secondo l’azienda, dal punto di vista tecnologico le celle a combustibile sono mature, ma la normativa attuale resta un ostacolo importante alla produzione e diffusione su scala industriale, sia in termini di sicurezza sia di logistica del rifornimento.
Anche il tema dei costi incide significativamente. Attualmente, il prezzo dell’idrogeno è superiore a quello del diesel, rendendo difficile la transizione per clienti e noleggiatori abituati a margini operativi molto stretti.
Il tempo necessario per effettuare il rifornimento è un ulteriore punto critico. In fase sperimentale può essere accettato, ma in ottica di utilizzo quotidiano occorrerà sviluppare sistemi di ricarica più rapidi e intuitivi, oltre a una rete logistica all’altezza delle esigenze del settore.
Quali prospettive per il futuro
Sebbene molte delle sperimentazioni siano ancora a livello prototipale, è evidente che la direzione sia ormai tracciata. L’adozione dell’idrogeno nel comparto construction è ancora frenata dalla carenza di infrastrutture di rifornimento e dagli alti costi di produzione del gas, in particolare nella sua forma “verde”, cioè ottenuta da fonti rinnovabili.
Inoltre, in contesti come questo tende a verificarsi il circolo vizioso per cui la mancanza di infrastrutture scoraggia i produttori, mentre la domanda industriale non decolla proprio per via dell’accessibilità limitata da questo punto di vista.
Un’evoluzione positiva in questo senso potrebbe verificarsi nel caso in cui, complici magari dei significativi passi avanti in ambito tecnologico, si raggiunga una massa critica di domanda e impiego che giustifichi gli investimenti infrastrutturali necessari da parte delle istituzioni.
Fino ad allora, l’idrogeno rimarrà una soluzione promettente ma ancora parziale, da monitorare con attenzione nel quadro più ampio della transizione energetica del settore.
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