Le associazioni e gli affari vostri

La associazioni del noleggio e le lobby
Quello che le lobby non dicono

Quello che le lobby non dicono

Ci sono almeno tre elementi che rendono autorevole un’associazione, giustificando la sua esistenza:

  1. Il numero degli iscritti e la loro rappresentatività in un determinato settore.
  2. L’attitudine di mettersi in ascolto delle esigenze del settore con una visione lungimirante, possibilmente tradotta in azioni incisive nel tempo.
  3. La capacità di contribuire a modificare le regole di un contesto economico, anziché continuare a subirle.

Un’associazione di settore deve, cioè, lavorare per definire le regole del gioco a vantaggio dei propri soci, o quantomeno del settore in cui essi operano, senza però mai dimenticare la visione complessiva del contesto in cui il proprio settore interagisce. Un’attività di lobby troppo protettiva a svantaggio della crescita globale sarebbe, sulla distanza, autolesionista.

Ci sono almeno altrettanti elementi che rendono un’associazione inutile e che spesso ne smascherano la vera vocazione, quella di essere una società di servizi con l’unico fine di ingrassare l’oligarchia che la dirige:

  1. Servirsi dei soci, anziché servirli (non mi dilungo, di spennatori di professione è pieno l’arcipelago aggregativo italiano).
  2. Fare interessi di bottega.
  3. Confondere il “fare lobby” (parola nobile di stampo anglosassone) con l’esercizio del potere.

Oggi la competizione si realizza sempre di più in un ambiente che viene prima del mercato economico vero e proprio, una sorta di limbo in cui si dovrebbe agire con correttezza e trasparenza, soprattutto quando si è portatori di bisogni collettivi forti e aggreganti (innovazione, progresso, cambio delle regole, modifica degli assetti politici…). Una legislazione favorevole non deve scaturire, come accade, dai giochi di palazzo, in cui gli accordi tra tecnici e funzionari, politici e rappresentanti vengono fatti sottobanco e totalmente privi di elementi di etica e trasparenza. La buona reputazione di un Paese o di un settore, parte proprio da qui.

Il settore del noleggio di per sé non esiste; essendo una modalità di fare impresa, si esprime nel proprio singolo mercato di riferimento, subendone le regole; la sua rappresentanza globale è forse un’utopia. Ma mi chiedo ugualmente alcune cose:

  1. Perché nessuna associazione che opera nei diversi settori del noleggio è ancora riuscita a farsi riconoscere regole o elementi di base per assicurarsi un contesto trasparente e rispettato (definizione giuridica, tutele specifiche, interventi a sostegno…)?
  2. Perché i soci di queste associazioni si sono sempre accontentati di un profilo basso, confuso e scarsamente rappresentativo?
  3. Perché il noleggio gode ancora di una reputazione dubbia presso il mercato dei possibili utilizzatori?

La prossima volta che vi inviteranno a rinnovare una quota associativa quindi, anziché pensare al programma gastronomico o ludico dell’evento, ai contenuti civetta una tantum che ascolterete nell’assemblea annuale o al fatto che ve lo ha chiesto caldamente l’amico di vecchia data, riflettete sui primi tre punti e chiedetevi altre tre cose:

  1. Devo farlo per forza?
  2. Mi sento realmente rappresentato in questo gruppo (nel business, nell’etica…)?
  3. Posso contribuire a sostenere qualcosa di più efficace?

Tag dell'articolo: mercato del noleggio, Noleggio

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