Il noleggio deve far sentire la propria voce

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il noleggio deve far sentire la propria voce

Pur senza godere di grande attenzione mediatica o di politiche pubbliche mirate, il noleggio sta assumendo un ruolo sempre più importante nella trasformazione dei processi produttivi. A dimostrarlo sono i dati: in un contesto in cui le imprese cercano efficienza, flessibilità e soluzioni più sostenibili, il ricorso al noleggio cresce e si consolida anche in questo 2025.

Secondo le stime comunicate da Assodimi, nel primo semestre dell’anno il fatturato da noleggio è cresciuto del 7,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, all’interno di un mercato che, nel 2024, ha generato un fatturato complessivo pari a 5,9 miliardi di euro tra attività di vendita, noleggio e servizi.

Tuttavia, questo cambiamento non si riflette ancora in un adeguato riconoscimento istituzionale: il settore rimane privo di un quadro normativo chiaro e continua a non essere considerato (perlomeno direttamente) nelle principali strategie di incentivazione.

Eppure, a livello europeo, non mancano tentativi di portare il noleggio al centro delle politiche industriali e ambientali. Le recenti iniziative di European Rental Association (ERA) mostrano come sia possibile — e necessario — rivendicare con forza un ruolo sistemico per il comparto.

Le rivendicazioni (sacrosante) del noleggio

Nelle ultime settimane, European Rental Association ha partecipato attivamente a due consultazioni chiave promosse dalla Commissione UE. La prima riguarda la proposta di legge per la Circular Economy Act, rispetto alla quale ERA ha chiesto che il noleggio venga riconosciuto formalmente come modello a supporto dell’economia circolare.

La richiesta fondata è fondata senza dubbio su elementi concreti, come la riduzione degli sprechi attraverso il riutilizzo, l’estensione del ciclo di vita delle macchine grazie alla manutenzione e alla rivendita in buone condizioni sul mercato dell’usato, e il supporto fornito quotidianamente alle imprese, che grazie al noleggio possono accedere a soluzioni tecnologiche di alto livello senza doverne sostenere l’onere dell’acquisto.

macchine movimento terra elettrico

Tra le proposte avanzate da ERA, figurano incentivi fiscali per i modelli di business circolari, l’inserimento del noleggio nei criteri di Green Public Procurement e l’estensione del Digital Product Passport anche ai macchinari da cantiere, così da favorirne tracciabilità e riutilizzo.

La seconda consultazione riguarda il Piano d’Azione sull’Elettrificazione, dove ERA ha sottolineato le difficoltà operative e strutturali legate all’adozione su larga scala di macchine elettriche nel noleggio: dai costi iniziali più elevati, alla scarsa standardizzazione dei sistemi di ricarica, fino ai ritardi nelle connessioni alla rete elettrica e alla mancanza di competenze tecniche diffuse. Anche in questo caso, l’associazione ha proposto soluzioni puntuali: misure di sostegno economico, armonizzazione tecnica e formazione mirata per operatori e clienti.

Si tratta di due contributi significativi, che mostrano la possibilità concreta di interloquire con le istituzioni in modo strutturato e con argomentazioni forti. In un contesto europeo che, almeno a parole, si dice orientato alla sostenibilità e alla trasformazione dei modelli industriali, il noleggio ha le carte in regola per essere parte della soluzione. Ma per farlo servono interlocutori istituzionali consapevoli e, soprattutto, una voce di settore capace di farsi ascoltare.

La condizione paradossale dello scenario italiano

In Italia, la situazione è ancora bloccata. Il noleggio di mezzi e attrezzature non è riconosciuto da una normativa specifica. L’accesso al mercato avviene senza requisiti minimi, né per chi offre né per chi usufruisce del servizio. Le imprese strutturate devono spesso convivere con operatori improvvisati, senza garanzie per il cliente finale e senza alcun presidio sulla qualità.

Nel frattempo, però, il mercato evolve. I dati confermano una crescita costante, una domanda in espansione e una redditività superiore alla media industriale. Il noleggio si dimostra una scelta efficiente, anche in contesti incerti e post-incentivo. Ma continua a operare su un terreno normativo e culturale instabile.

Le previsioni sull'andamento del mercato del noleggio in Italia e in Europa nel 2026Se fino a qualche anno fa la dimensione ridotta del mercato italiano poteva essere considerata una ragione sufficiente per comprendere il disinteresse delle istituzioni, è altrettanto lecito aspettarsi che la crescita degli ultimi anni possa sancire un cambio di passo anche su questo fronte.

Da parte delle associazioni serve più progettualità e continuità nell’interlocuzione con la politica. Ma serve anche un fronte compatto da parte delle imprese, che devono iniziare ad agire come sistema e non come sommatoria di singoli operatori.

La consegna della proposta di un disegno di legge sul riconoscimento del noleggiatore professionale annunciata al Congresso Assodimi 2024 va in questa direzione, e sicuramente rappresenta un primo segnale incoraggiante. Resta però fondamentale che il disegno di legge non si perda nei meandri istituzionali ma trovi finalmente seguito. Ad oggi non ci sono stati più aggiornamenti in merito.

Verso un noleggio più maturo?

Il mancato riconoscimento normativo resta un problema rilevante, ma non è l’unico. A frenare la piena maturazione del comparto concorrono anche altri fattori: una cultura del noleggio moderno ancora troppo poco diffusa, una concorrenza che in molti casi continua a giocarsi al ribasso e la permanenza di alcune pratiche scorrette che danneggiano l’intero settore.

Si pensi alle guerre di prezzo senza logica, o alle strumentalizzazioni degli incentivi pubblici (come nel caso delle macchine acquistate per il Sud e spostate altrove). Ma anche alla mancanza di standard minimi condivisi su sicurezza, manutenzione e formazione: elementi fondamentali per aumentare l’affidabilità del noleggio nella percezione delle imprese clienti.

Il settore ha quindi bisogno di un’evoluzione su più piani. Servono norme, certo, ma serve anche più etica, più trasparenza e più coraggio nel costruire un’identità comune fondata sul valore e non sul prezzo.

Il noleggio può essere una risposta strutturale alle sfide produttive del nostro tempo. Ma per esserlo davvero, deve essere riconosciuto, regolato e rappresentato. E soprattutto, deve saper mostrare — anche al proprio interno — che fare le cose bene non è solo possibile, ma necessario.

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