Fiere che si azzannano

Inteso non come animali feroci che difendono con le unghie e con i denti il proprio territorio, ma piuttosto come una lotta di quartiere senza esclusione di colpi del sistema fieristico italiano. Dopo aver patito un’involuzione inevitabile e pressoché irreversibile, siamo infatti arrivati all’attacco frontale, alla sottrazione rapace di porzioni di storia dello sviluppo economico del nostro Paese, alla contesa di strutture aggregative di sostegno che, paradossalmente, anziché compattarsi per fronteggiare un ridimensionamento di mercato che non conosce latitudini settoriali, si smembra ulteriormente per difendere interessi che diventano, così, microterritoriali, microsettoriali. Micro, insomma.

L’evoluzione del contenitore fieristico, inteso largamente come spazio fisico e concettuale, ha rappresentato e svolto un ruolo propulsivo nello sviluppo di prodotti e conoscenze. Allo stato attuale, l’appeal della fiera di ampia convergenza è ormai imploso e le aziende stesse stanno ripensando la loro presenza comunicativo-commerciale stravolgendo le consuetudini a vantaggio della profondità di relazione con clienti e mercati che spostano rapidamente i loro centri di interesse. Più direct marketing e business social networking; meno presenze a fiere destinate a restare deserte.

E così, in questo “si salvi chi può” tanto per focalizzare quello che succede nel settore delle costruzioni (un ambito che trainava il noleggio fino a poco tempo fa), l’Ente Fiera di Milano ha deciso di sferrare l’ultima unghiata alla giugulare dell’Ente Fiera di Bologna. Made Expo, infatti, nel 2011 sarà organizzato in contemporanea al Saie 2011 (nella prima settimana di ottobre), con l’evidente obiettivo di affossarlo e fagocitarlo.

A vantaggio di chi? Certo non del cliente con eventuali sovrapposizioni di mercato sbocco. Certo non dei servizi offerti, del valore aggiunto, della vecchia mission, quella di amplificare i valori del sistema economico italiano, di attirare investimenti, di generare sinergie. L’intento di azzannare per uccidere non ci pare sia accompagnato da un altrettanto sforzo creativo, fino a prova contraria (a breve vedremo i venditori del Made Expo aggirarsi con i loro trolley durante le giornate del SAIE e non sarà uno spettacolo edificante). Ma tanto, poi, i destini si decideranno altrove, nei piani alti di qualche lobby politica.

L’attacco frontale tra queste belve feroci, più che un atto di libera concorrenza, sembra quindi un gioco al massacro; lo stesso che ha attraversato il noleggio in molti settori dove ancora è una libera attività improvvisata a basso profilo imprenditoriale (ne ha sofferto meno l’automobile, indubbiamente, rispetto all’edilizia o alla movimentazione). La suddivisione dell’ultima porzione di preda. La filosofia del “divide et impera” ha lasciato il posto allo “smembra e distruggi”, figlio della vuotezza manageriale, della disperazione capitalistica e della sua ormai assoluta incapacità di darsi una funzione che non sia quella di raccattare denaro nel breve. Un sistema destinato a uscire di scena. Come una fiera ferita e sanguinante che si inoltra a capo chino verso il proprio cimitero naturale, ai bordi della savana.

Tag dell'articolo: fiere

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