Radici italiane, visione globale: la nuova traiettoria di Oil & Steel secondo Giovanni Tacconi

Giovanni Tacconi, CEO di PM Oil & Steel
Ci sono momenti nella vita di un’azienda in cui la semplice gestione dell’esistente non è più un’opzione sufficiente. Per Oil & Steel, questo spartiacque è coinciso con una profonda trasformazione della governance e, successivamente, con l’integrazione definitiva nel Gruppo Tadano, colosso globale del sollevamento che dal 2 gennaio 2025 ha consolidato la propria visione industriale acquisendo le attività del precedente gruppo proprietario, Manitex International.
Al timone di questa complessa transizione siede Giovanni Tacconi, CEO di PM Oil & Steel. La sua non è solo la storia di un manager, ma quella di un percorso internazionale iniziato oltre trent’anni fa: dalla laurea in Economia a Modena fino alle sfide oltreoceano in Illinois e Wisconsin, dove ha fondato e guidato la filiale nordamericana del gruppo.
Con un bagaglio culturale maturato tra Italia, Spagna e Stati Uniti, Tacconi incarna la sintesi necessaria tra la solidità della tradizione familiare e un pragmatismo manageriale di stampo globale.
In questa intervista, il CEO esplora l’equilibrio tra l’agilità del Made in Italy e le risorse di un gruppo internazionale come Tadano, delineando il futuro di un’azienda che punta su integrazione verticale e supporto al cliente per vincere le sfide di un mercato del noleggio sempre più concentrato e selettivo.
Il nuovo corso di PM Oil & Steel
Fin dal tuo ingresso in Oil & Steel hai rappresentato una sorta di continuità con l’azienda familiare, ma hai dato subito una forte impronta manageriale. In quale momento hai capito che non bastava “proseguire” l’azienda, ma era necessario cambiarne la traiettoria?
Il cambio di governance del 2019 e poi l’arrivo del Covid hanno rappresentato uno spartiacque netto. In quel momento era chiaro che non si poteva semplicemente gestire l’esistente: bisognava scegliere una direzione. Abbiamo deciso di sfruttare la fase positiva che stavamo attraversando, senza però perdere di vista la natura ciclica del mercato — cicli che oggi si accorciano sempre di più.

Il tuo ingresso alla guida è avvenuto in un contesto tutt’altro che favorevole. Quali sono state le scelte più controintuitive che hai preso in quel momento — quelle che molti non avrebbero fatto — e perché si sono rivelate decisive?
La scelta che forse ha sorpreso di più è stata quella di non “attaccare” il mercato, ma di consolidare prima la struttura interna. In un momento in cui l’istinto potrebbe spingere ad accelerare le vendite o a prendere rischi per crescere, noi abbiamo scelto un approccio razionale e quasi conservativo: tenere le scorte sotto controllo, ridurre l’esposizione finanziaria, costruire un ciclo virtuoso tra produzione e finanza.
Il risultato è stato un indebitamento portato a livelli molto bassi, che ci ha messo nella posizione ideale per affrontare eventuali rallentamenti del mercato. Quella disciplina, che a qualcuno poteva sembrare eccessiva cautela, si è rivelata la nostra vera leva competitiva.
L’equilibrio tra management italiano e proprietà internazionale
Qual è stato il vero fattore abilitante del salto di qualità di Oil & Steel? E dove ritieni di essere ancora “indietro” rispetto al potenziale?
Oil & Steel non si presenta come il player più grande del mercato, e non è quello che cerchiamo di essere. Il nostro punto di forza è una combinazione di solidità finanziaria, rete distributiva fedele, clienti che si sentono davvero seguiti e una reputazione costruita sulla serietà, a partire dal rispetto rigoroso delle normative di settore. Abbiamo saputo coniugare innovazione e performance in modo credibile.

Con l’ingresso di Tadano, qual è oggi l’equilibrio tra proprietà, management e visione industriale? Chi prende le decisioni strategiche, con quali logiche e con quale orizzonte temporale?
L’assetto attuale funziona bene proprio perché i ruoli sono chiari. Tadano svolge un ruolo di supervisione e controllo come capogruppo, ma le decisioni strategiche — dai nuovi prodotti agli investimenti in infrastruttura industriale, che quest’anno superano la decina di milioni già approvati — vengono prese qui in Italia, da chi conosce il settore nel profondo.
Siamo noi gli esperti di mercato, e Tadano lo riconosce e lo rispetta. In un momento di grande turbolenza, questa partnership si sta rivelando molto stimolante: abbiamo le risorse di un grande gruppo internazionale con l’agilità e la competenza di una realtà specializzata.
Gli sviluppi nel breve termine
Come hai visto cambiare il mercato italiano del noleggio? Quali differenze principali riscontri rispetto al resto del mondo?
La tendenza più evidente, in Italia come altrove, è la concentrazione: i grandi player stanno progressivamente acquisendo le realtà locali. Non è un fenomeno nuovo, ma si sta accelerando.
Quello che mi aspetto per il futuro è una selezione sempre più netta tra i fornitori: il mercato premierà chi è strutturato, affidabile, capace di offrire continuità. Le aziende che riusciranno a garantire questo tipo di approccio avranno un vantaggio competitivo reale. In questo senso, Oil & Steel è già posizionata nel modo giusto.
Cosa c’è nel prossimo futuro di Oil & Steel?
Il futuro di Oil & Steel si muove lungo tre vettori precisi: integrazione verticale, completamento della gamma prodotti e un supporto al cliente sempre più evoluto. La risultante di questi tre elementi definirà l’azienda che vogliamo essere: quella che offre il miglior prodotto al prezzo giusto, in modo affidabile e su scala globale. Con una squadra di grandi professionisti e Tadano al nostro fianco, abbiamo tutte le risorse per farlo davvero.
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