Sicurezza sul lavoro, l’appello congiunto di IPAF, ANFIA e Assodimi

A pochi giorni dalla celebrazione della Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, il comparto del sollevamento converte l’attenzione su un messaggio di forte consapevolezza.
In occasione della ricorrenza, infatti, IPAF, ANFIA e Assodimi/Assonolo sono intervenute congiuntamente attraverso una lettera aperta che richiama il settore a una profonda assunzione di responsabilità.
Il monito è netto: i recenti e drammatici incidenti verificatisi a Modena e Palermo non possono essere archiviati come semplici fatalità, ma devono essere interpretati come il segnale di un fallimento strutturale del sistema di prevenzione che richiede un’analisi profonda da parte di tutti gli attori coinvolti.
Sicurezza sul lavoro, urge una revisione normativa
Il cuore dell’appello risiede nel ruolo centrale della manutenzione. Le tre associazioni sottolineano come i cedimenti meccanici non siano quasi mai eventi improvvisi o imprevedibili, quanto piuttosto l’esito finale di un percorso segnato da usura progressiva, segnali d’allarme ignorati o controlli eseguiti con troppa superficialità.
Le piattaforme di lavoro elevabili (PLE) sono attrezzature sofisticate, costantemente soggette a sollecitazioni e influssi ambientali. Per questo motivo, il rispetto rigoroso dei cicli di manutenzione previsti dai costruttori e delle verifiche di legge deve essere vissuto dalle imprese come un impegno inderogabile, poiché da esso dipende la vita delle persone che con quelle macchine ci lavorano.
Un punto cruciale sollevato dalle associazioni riguarda il divario tra l’attuale legislazione italiana e lo stato dell’arte della tecnica. Dal 2011, la normativa nazionale prevede l’obbligo di verifiche strutturali dopo venti anni di esercizio, ma le norme tecniche di costruzione suggeriscono un’aspettativa di vita di dieci anni per una reale efficienza dei sistemi di sicurezza.
L’appello chiede dunque con fermezza di armonizzare il limite temporale a 10 anni, evidenziando come l’utilizzo di mezzi obsoleti, specialmente nei contesti di piccola manutenzione o in ambito domestico, aumenti esponenzialmente il rischio di guasti letali. La lotta al “fai-da-te” e all’impiego di macchinari privi di una provata efficienza deve diventare una priorità assoluta per l’intera filiera.
Una responsabilità condivisa tra tutti gli attori della filiera
La sicurezza, secondo la visione espressa da IPAF, ANFIA e Assodimi deve essere intesa come una catena di impegni che coinvolge ogni anello della filiera, dal committente fino al tecnico manutentore. Fin troppo spesso, invece, viene considerata una responsabilità circoscritta al singolo operatore, impendendo così l’intervento necessario a tutti i livelli per prevenire con maggiore efficacia le situazioni di pericolo.
In questo senso, la figura di chi manovra la piattaforma deve evolvere verso una professionalità che vada oltre il semplice possesso burocratico del “patentino”, puntando a una formazione e a un addestramento capaci di conferire una reale abilità nel valutare i rischi ambientali, come l’intensità del vento e la pendenza del terreno, insieme alla consapevolezza dell’uso corretto dei dispositivi di protezione individuale.

Infine, un ruolo determinante spetta ai committenti, sui quali ricade il dovere morale e legale di selezionare i propri partner attraverso una verifica attenta della qualità tecnologica, dell’aggiornamento dei mezzi e della piena regolarità professionale degli operatori coinvolti. E non, come spesso accade, guardando unicamente al prezzo più basso.
Il richiamo alle autorità: controlli tecnici seri e non solo burocratici
Il documento si chiude con un appello esplicito rivolto alle autorità competenti, sollecitando un cambiamento di rotta che superi l’attuale approccio ispettivo, spesso limitato a una dimensione puramente burocratica. La richiesta è quella di transitare con decisione verso una fase di verifiche tecniche e strumentali condotte direttamente sul campo, capaci di accertare il reale stato di salute dei parchi macchine e l’integrità dei sistemi di sicurezza nei cantieri.
L’obiettivo condiviso da ANFIA, Assodimi e IPAF è la creazione di un ecosistema operativo in cui l’incidentalità grave sia azzerata: un traguardo che, nel 2026, appare come un dovere tecnico oltre che morale, alla luce delle innovazioni già disponibili. In quest’ottica, la sicurezza deve smettere di essere declinata come uno slogan di facciata per trasformarsi in un impegno concreto e misurabile.
La finalità ultima di questo sforzo corale resta la tutela della vita umana, affinché, da semplice variabile, la protezione del lavoratore diventi una certezza imprescindibile, così che tutti possano fare ritorno alla propria casa al termine di ogni giornata lavorativa.
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