Mauro Mollo: “Il noleggio italiano ha una grande opportunità, ma serve l’impegno di tutti”

Anche nel corso del 2025 Mollo Noleggio ha consolidato il suo percorso di crescita, raggiungendo l’obiettivo delle 80 filiali attive sul territorio nazionale. Un traguardo arricchito, pochi mesi prima, dall’inserimento nella classifica dei cento maggiori noleggiatori al mondo per fatturato: il riflesso di un’organizzazione che coniuga la capillarità del presidio territoriale con l’adozione di standard di qualità rigorosi.
È proprio partendo da questa impronta industriale che Mauro Mollo, schietto e diretto come sempre, rispondendo alle nostre domande ha delineato uno scenario a due velocità. Da un lato un’imprenditoria evoluta, capace di sostenere i costi della qualità e della sicurezza. Dall’altro una galassia di piccole realtà che talvolta, pur con grandi sforzi, faticano ad allinearsi agli standard operativi e normativi necessari per garantire un servizio affidabile e sicuro.
La nostra intervista in esclusiva al Presidente del Gruppo Mollo parte proprio da questo tema.
Il mercato italiano del noleggio secondo Mauro Mollo
Quali pilastri sostengono oggi il mercato del noleggio in Italia? E cosa manca per consolidarlo definitivamente?
I pilastri di oggi sono molto diversi rispetto al passato, partendo proprio dai clienti. Oggi le imprese, le industrie e gli enti pubblici hanno acquisito una totale consapevolezza, sanno che il noleggio non è solo un’opzione, ma l’unica via efficiente per gestire cantieri, manutenzioni e progetti complessi.
Con la presenza di grandi multinazionali e decine di società strutturate, i vantaggi del noleggio sono un dato di fatto acquisito.
Pensi davvero che tutti i clienti ne siano effettivamente consapevoli?
Basta guardare i numeri, oppure chiedere ai produttori quante macchine, su cento vendute, finiscono nelle flotte dei noleggiatori rispetto alla vendita diretta ai privati. Il noleggio ha ormai sopravanzato ogni altra forma di utilizzo, anche la proprietà. Le macchine a noleggio sono ovunque: nei cantieri strategici, nella manutenzione del verde, negli scavi per la posa del 5G…
L’effetto degli incentivi
C’è da dire che negli ultimi anni la filiera del noleggio è stata sostenuta soprattutto dagli incentivi…
Gli incentivi hanno sostenuto soprattutto le piccole realtà. Senza la 4.0 oggi avremmo probabilmente uno scenario più simile a quello dei paesi europei più avanzati. L’Industria 4.0 ha agito da volano economico per le società che non avrebbero altrimenti avuto la liquidità necessaria per il rinnovo del parco macchine. Senza questi incentivi molte piccole aziende di noleggio probabilmente avrebbero chiuso o sarebbero state acquisite dai gruppi più grandi.
Gli incentivi hanno rappresentato una spinta artificiale importante, che ha permesso a molte realtà di rafforzarsi temporaneamente, ma ora serve un’evoluzione strutturale del settore. In alcuni casi, a fronte di una forte crescita del parco macchine, non è seguita di pari passo un’organizzazione della struttura aziendale”
Cosa servirebbe quindi al mercato italiano per superare questa sorta di parificazione?
Servirebbero dieci anni senza alcun incentivo. Dieci anni in cui ognuno deve farcela con le proprie forze, con la propria organizzazione e con le proprie risorse. Servirebbe una politica industriale lungimirante, che favorisca la crescita sana delle aziende e non si limiti a misure temporanee di consenso.
Cosa manca per un mercato più maturo
Alcuni sostengono che la frammentazione sia invece una risorsa, ad esempio per la maggiore conoscenza del territorio. Inoltre, il mercato delle imprese clienti spesso è frammentato…
Che la frammentazione contribuisca alla qualità è un falso storico. Un grande gruppo, se è ben strutturato sul territorio nazionale (visto che il territorio italiano è molto diverso dagli altri territori europei), fornirà sicuramente maggiori garanzie rispetto ai competitor locali, come: migliori coperture assicurative, manutenzioni puntuali e una consulenza organizzativa completa.
E questo ci porta al tema delle normative e dei controlli, so che ti è molto caro…
Esatto. In Italia il sistema dei controlli è ancora troppo debole, talvolta carente. Le verifiche sui cantieri spesso scattano solo in seguito a incidenti, ma a quel punto è tardi. Ho parlato con collaboratori provenienti da realtà minori che, alla domanda su come gestissero le verifiche periodiche, hanno risposto che venivano fatte solo quando emergeva un problema. Il mercato italiano del noleggio, purtroppo, al momento è una realtà a due velocità, ed è un tema visibile.
A chi spetta il compito di creare un mercato più omogeneo e regolare?
Il compito di creare un mercato più omogeneo e regolare non può ricadere su un solo soggetto. È una responsabilità collettiva che coinvolge tutti gli attori del settore: in primis i noleggiatori, chiamati a fare scelte coerenti e responsabili, ma anche un’associazione di riferimento che dovrebbe essere ancora più forte, determinata e rappresentativa.
Inquadramento normativo e irregolarità
Quali elementi dovrebbe contenere un inquadramento normativo serio per il noleggio professionale?
Le leggi essenziali ci sarebbero già se applicate, ma mancano i controlli.
Come dovrebbe reagire un’azienda delle vostre dimensioni a questa situazione?
Si deve reagire a livello di insieme. C’è un errore di fondo nel concetto di “grande azienda”. Noi abbiamo 80 filiali, ma ognuna di loro è una piccola realtà che lotta ogni giorno sul suo territorio. Se apro una sede in una nuova località non conta che il Gruppo Mollo faccia nel complesso 200 milioni di fatturato: quella filiale locale si confronterà con il noleggiatore locale.
Non è il cliente a dover percepire per primo il rischio legato a queste irregolarità?
Il cliente spesso non ne è a conoscenza. Guarda molto il prezzo. Manca la cultura del rischio. Ed è proprio qui che l’associazione dovrebbe intervenire, ad esempio investendo in campagne più stringenti di sensibilizzazione per spiegare al mondo degli utilizzatori che bisogna noleggiare solo da chi garantisce determinati standard.
Tra opportunità e prospettive preoccupanti
Cambiando argomento, cosa ti preoccupa di più guardando al futuro prossimo?
Mi preoccupa la data del 30 giugno 2026, il giorno in cui scadrà il PNRR. Cosa succederà ai tanti cantieri non ancora portati a termine? Le proroghe sono state rigettate, quindi se lo Stato non troverà le risorse per coprire quello che l’Europa non pagherà più, le imprese fermeranno i lavori. Come gli altri grandi gruppi, anche noi abbiamo migliaia di macchine impegnate nei viadotti, nelle gallerie, nell’installazione delle reti 5G. Se domani mi dicessero di ritirare ad esempio 1.500 macchine contemporaneamente, cosa faccio? Dove le metto? Come le sostengo finanziariamente?
Questo è il vero “buco nero” che i grandi noleggiatori vedono all’orizzonte. Siamo seduti su un sistema precario, alimentato dal PNRR; quando questa “festa” finirà, a pagare il conto saremo soprattutto noi grandi, perché siamo soprattutto noi ad avere flotte massicce investite nelle grandi opere.
Oltre alla scadenza del PNRR, quali altri segnali vedi sul campo?
Il primo è certamente il netto peggioramento del credito. Già dai primi mesi del 2025 abbiamo avvertito un rallentamento nei pagamenti. Sempre più imprese chiedono piani di rientro o misure cautelative; negli ultimi mesi le nostre pratiche legali sono quasi raddoppiate.
Il secondo punto dolente sono i prezzi dei fornitori: dal 2019 hanno subito forti aumenti. A fronte di questo non è seguito un aumento dei canoni di noleggio. La conseguenza che vedo è che, non appena i piazzali si riempiranno per le macchine rientrate dai grandi cantieri, si potrebbe scatenare una nuova guerra dei prezzi, pur di farle uscire.
Siamo convinti che il settore del noleggio in Italia abbia davanti a sé una grande opportunità: diventare una filiera professionale, trasparente e solida. Per farlo, serve l’impegno di tutti: delle istituzioni, delle associazioni, dei grandi gruppi, ma anche dei tanti piccoli imprenditori che ogni giorno, tra mille difficoltà, portano avanti il loro lavoro. Non si tratta di escludere qualcuno, ma di costruire un sistema dove chi rispetta le regole non sia penalizzato rispetto a chi le elude. Un patto di crescita, dove qualità e sicurezza siano le fondamenta su cui costruire il futuro del noleggio professionale in Italia.
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