La crisi della produzione non risparmia nessuno

Photo by Joel Bedford

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Il 2008 si è chiuso con una crisi globale della produzione industriale senza precedenti.

La sintesi migliore la fornisce questo documento pubblicato da JPMorgan, che riassume l’andamento di dicembre del loro indice di produzione industriale globale (basato su una media di 26 paesi). Tutti gli indicatori sono ai minimi storici da quando l’indice è stato creato. Il grafico dell’indice generale è abbastanza eloquente (ricordo che 50 è lo spartiacque tra la crescita e la contrazione del settore).

Indice PMI JPMorgan

Indice PMI Globale - Fonte: JPMorgan

La situazione coindice con una stima di riduzione della produzione industriale del 12-15% a livello globale. La crisi inizia a farsi sentire anche nei paesi emergenti, finora meno toccati. Essa porta con sè anche un sensibile aumento della disoccupazione nel settore industriale, in particolare in nazioni come il Regno Unito, la Danimarca, la Spagna e la Russia (e anche in Italia, la situazione è tutt’altro che allegra). Altro fenomeno connesso è il crollo dei prezzi dei fattori produttivi, che facilita la riduzione dei listini e spinge così verso una situazione di deflazione.

La crisi non è quindi un fenomeno solo americano, anche se negli USA l’indice ha registrato il minimo dal 1980. L’indice medio europeo è infatti al minimo storico (33,9) da quando, nel 1998, esso è stato creato. In Cina l’attività manifatturiera si riduce, per il quinto mese consecutivo, anche se il ritmo di contrazione sembra essere un po’ meno lento dei mesi precedenti. Con buona pace di chi sperava in un “disaccoppiamento” delle economie emergenti da quelle avanzate.

La crisi sembra destinata a proseguire anche nei prossimi mesi: come riporta un articolo del Wall Street Journal la componente relativa ai nuovi ordini industriali è ancora negativa, il che significa che potremo assistere a ulteriori cali della produzione, e a un aumento della disoccupazione a livello globale.

Fonte: Wall Street Journal

Fonte: Wall Street Journal

Questo ha svariate conseguenze per i noleggiatori, sia positive che negative.

La buona notizia è che il calo dei prezzi delle materie prime, unito alla maggiore concorrenza, spingerà i produttori di macchine ad abbassare i prezzi per i noleggiatori che le acquistano. Ne abbiamo già avuto alcuni segnali qualche mese fa.

Le cattive notizie sono però due: la prima è che un aumento della disoccupazione ovviamente farà contrarre ulteriormente i consumi e le economie dei paesi coinvolti. La seconda è che un settore industriale in crisi movimenta meno merce, non fa investimenti, non innova, non ha bisogno di impianti nuovi o pospone la ristrutturazione di quelli esistenti, e quindi riduce una fetta importante di domanda per le imprese edili e i noleggiatori.

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